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Rasputin fu evirato

Rasputin fu evirato


Rasputin fu evirato Intorno alla morte, nel 1916, del monaco russo fiorirono le leggende. Ma il suo cadavere e? oggi perduto, e con lui le prove.

Il monaco russo Grigorij Efimovi? Rasputin, eminenza grigia dello zar Nicola II, fu assassinato a San Pietroburgo il 19 dicembre 1916 in una congiura di nobili. Su moventi, mandanti e circostanze dell’omicidio non si è mai fatta del tutto chiarezza.


Probabilmente Rasputin venne avvelenato durante una cena ma non morì. Allora gli spararono al petto e alla schiena e fu gettato nella Mojka, uno dei canali della capitale. Il cadavere riemerse tre giorni dopo e l’autopsia dimostrò che il monaco fu gettato in acqua ancora vivo.


La tempra eccezionale, insieme alla statura e alla fama di donnaiolo, alimentarono dicerie sulla sua prestanza sessuale. E da qui nacque la leggenda dell’evirazione, sfregio simbolico al superdotato monaco, attribuita di volta in volta agli stessi assassini o a chi partecipò all’autopsia.


Nel 2004, al Museo dell’erotismo di San Pietroburgo (nella foto), fu esposto uno smisurato “pene di Rasputin”, a detta del proprietario acquistato per 8 mila dollari in Francia, dove sarebbe giunto “al seguito” di una dama di corte della zarina. Inutile tentare riscontri autoptici o test del Dna: il cadavere di Rasputin fu dissepolto e bruciato durante la Rivoluzione russa del 1917, mentre la documentazione dell’autopsia scomparve
 
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