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Profano e Iniziato



‘Profano’ è colui che è “fuori del tempio” (da pro, davanti e fanum, tempio); ‘Iniziato’ (da in ire, andare dentro) è colui che “inizia” il Sentiero del Ritorno, cui molti esseri umani si stanno avvicinando, e che tutti un giorno percorreranno
Da quando esiste l’umanità, il Sentiero è sempre stato lo stesso, al di là delle diverse denominazioni e di particolari non essenziali; esso è un processo di sempre maggiore coscienza e autoeducazione.
Chi inizia il Sentiero, ha camminato a lungo – come tutti – nel mondo dell’illusione,inseguendo “felicità” e successi mondani; ha vagato nell’aula dell’ignoranza, ricercando “libertà” e “realizzazione personale”; in seguito, al primo risveglio della coscienza della propria vera natura spirituale, ha a lungo cercato, spesso in modo disordinato e impaziente, guru, insegnamenti, maestri e tecniche per ottenere “poteri” o per “migliorare la propria vita”.
Ma, quando intravede la Via, egli:
– si fa silenzioso e vigile al suo interno, poiché sa che la Luce si manifesta internamente e si irradia poi all’esterno;
– controlla il suo pensiero, poiché sa che esso è energia che crea la realtà e che anche noi stessi (corpo fisico, emozioni e mente) siamo esattamente il prodotto dei nostri pensieri;
– cura, con gli strumenti della Mente e del Cuore, la sua evoluzione e quella del Pianeta, che riconosce essere essenziali per la realizzazione del “Piano divino” per l’umanità.
La comprensione del Progetto divino per l’umanità, è possibile a chi è, appunto, “iniziato”; la visione di esso si amplia in relazione alla totale o parziale “resa” dell’anima e alla maggiore o minore abnegazione nello svolgimento del Compito di vita.
La “Via iniziatica” è impregnata d’Amore, persistente e ardente; ogni pensiero e ogni atto di chi ha deciso di “calcare il Sentiero” è dimostrazione della scelta volontaria e lieta di amare. Essendo infatti l’universo regolato dalla “Legge di attrazione” magnetica, o di Amore – che si manifesta nell’aspirazione di ogni sostanza a riunirsi all’Uno, dal quale proviene – per il principio della corrispondenza, anche sul nostro Pianeta è l’Amore che rende possibile ogni processo evolutivo.
Quando Dante Alighieri accenna, nell’ultimo canto della “Commedia”, a “l’Amor che move il Sole e l’altre stelle” non si esprime in senso metaforico, come spesso si intende, ma si riferisce a questa Legge. Per chi percorre il Sentiero, tale conoscenza diventa gradualmente certezza che nasce dalla comprensione intima, e non solo mentale, che “Tutto è uno”.
Il sentimento profondo di Fratellanza universale è pertanto il segno distintivo del discepolo che coopera con i Maestri: “Per mezzo della pura luce dell’amore reciproco potete avvicinarvi a me e ai Maestri interiori e pervenire al più presto a quella Porta che si apre sulla via illuminata”. (Alice A. Bailey, Il Discepolato nella Nuova Era, vol. I)
Ricercando il senso profondo dei fatti e degli eventi, l’iniziato-servitore del Mondo impara a indagare nella dimensione del significato, addestrandosi ad operare in essa con sempre maggiore maestria; in questa immersione nella più ampia Vita, la sua piccola vita perde importanza, ed egli dimentica il suo piccolo sé per il più grande Sé che ha intravisto.
Diventando canale tra il superiore e l’inferiore, lavora per favorire l’irradiazione di energie più elevate sulla Terra e fissarle nella coscienza dell’umanità. Per poter operare in tal modo, egli deve essere polarizzato mentalmente e saper usare l’energia in senso creativo, in modo da redimere, ovvero riscattare e affrancare, le forze ancora involute, che potranno così avviarsi all’espiazione (da ex piare: rendere pio).
Chi si allontana dalla profanità e si avvia, con un atto lucido e consapevole, all’iniziazione, pur rimanendo al suo posto “nel mondo”, sa di non essere più “del mondo”; legge con occhi nuovi il passato e i segni dei tempi che gli si presentano. Considera che gli esseri umani si evolvono lentamente da uno stato di indifferenza verso i propri simili, ad uno stato di sempre maggiore Empatia, la quale, interiorizzata ed elevata, conduce al senso della Fratellanza universale.
Comprende che nel corso del nostro percorso sulla Terra, l’em-patia, il “sentire insieme”, si amplia fino a comprendere tutti gli esseri del Creato; cresce sempre più la consapevolezza che “siamo un’unità”. Osserva che nella storia del mondo quello che viene chiamato “lo sviluppo della civiltà” è, in sintesi, la tensione – originata da una sempre maggiore espansione dell’empatia e della responsabilità – che mira a ricercare nuove aperture di coscienza e più ampie opportunità per molti. Sommosse civili, movimenti culturali e ideologici, riforme sociali, rivendicazioni di diritti, lotte di classe, guerre per l’indipendenza e la libertà dei popoli, battaglie per la “giustizia” (la giustizia è il primo gradino della Carità) sono stati e sono tentativi, talvolta maldestri e rozzi, di affermare l’unità, la dignità, la Sintesi.
L’uomo che ha voltato le spalle alla profanità e che non è più “del mondo”, em-patico nei riguardi dell’uomo e della natura, sa che dare è un comportamento spontaneo per l’anima matura e che è l’avidità dell’uomo ancora involuto, che tende a trarre utili dall’aver dato. Sa che il Sentiero stesso è una “cordata”: chi è più avanti sostiene “i più piccoli”. Pertanto, non si aspetta nulla, dona con apertura di cuore e nella gioia senza pensare a “cogliere i frutti dell’azione”:
“Lo strumento d’azione, o agente, che è pieno d’attaccamento, pieno di desiderio per i frutti dell’azione, pieno di cupidigia, impurità e propensione alla violenza, che diventa facilmente giubilante o depresso, è chiamato rajasico”. (Bhagavad Gita, Il canto del Beato, 27)
Al tempo stesso, egli manifesta la vera Gratitudine per quanto gli è concesso e per quanto intravede potrà realizzare, evocando così maggiore purezza e luce: “La Gratitudine è il diamante più puro dell’esistenza” (Morya).
 
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