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PIRAMIDE DI CHEFREN: LO SPLENDIDO LUOGO DEL PRINCIPIO

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Descriveremo la piramide analizzando le particolarità che la caratterizzano a livello archeologico. Successivamente faremo riferimento all’Astronomia, dato da calcolare poiché come sappiamo gli Egizi erano profondi conoscitori del Cosmo ed eredi della saggezza più antica.

La piramide di Chefren viene catalogata come seconda dopo la piramide di Cheope, denominata “Grande Piramide”. Le sue proporzioni sono minori rispetto alla piramide di Cheope, anche se grazie al basamento di roccia alto 10 metri è caratterizzata da un’altezza superiore. Apparirebbe ancora più alta se vi fosse la cima. E’ l’unica delle tre che conserva ancora la copertura calcarea bianca che in origine avrebbe dovuto ricoprire l’intera piramide.
Lungo il fianco settentrionale, lungo poco più di duecentoquindici metri, a dodici metri ad est sull’asse principale nord-sud sono poste le due entrate principali del monumento. Una di queste risulta scavata ad una distanza di nove metri dal primo corso di muratura della piramide, direttamente nel pavimento di roccia calcarea fresca. L’altra entrata risulta posizionata sulla facciata nord ad un’altezza di circa quindici metri.
Da quest’ultima un corridoio molto angusto si tuffa nell’oscurità con un’angolazione di poco meno di ventisei gradi. Dalla prima invece un altro corridoio simile digrada con la stessa angolazione fino ad una notevole profondità per poi farsi d’un tratto pianeggiante dando accesso ad una piccola camera ipogea, quindi prende a salire di nuovo rapidamente per poi tornare sul piano e costituire un lungo passaggio orizzontale nel quale sfocia anche il corridoio discendente che proviene dall’entrata posta sulla facciata.
Alto abbastanza per stare in posizione eretta (cosa inusuale all’interno dei corridoi delle Grandi Piramidi di Giza) questo corridoio orizzontale consta di un rivestimento di granito rifinito poi di accurata pietra calcarea e si trova immediatamente sotto il primo corso di muratura, con tutta la piramide al di sopra a sovraneggiare.
Una freccia dritta nelle tenebre per circa sessanta metri prima di incontrare l’unica camera funeraria finora scoperta del monumento. In questa camera nn vi avevano mai trovato mummie né tesori, statue o iscrizioni con il risultato che la Piramide Centrale, convenzionalmente attribuita al faraone Chefren della IV Dinastia, risulta assolutamente inattribuibile a qualsiasi personaggio e quindi assolutamente anonima.

L’attribuzione a Chefren nasce dal fatto che la Strada Rialzata che dalla Sfinge si dipana porta direttamente davanti alla piramide, ma nn vi è altro indizio a corroborare la tesi. Tuttavia, avventurieri ed esploratori dei tempi più recenti hanno lasciato il proprio nome impresso sui muri della camera funeraria. In particolare l’ex saltimbanco e uomo forzuto Giovanni Battista Belzoni (1778-1823) aveva dipinto una vistosa scritta in vernice nera che campeggia solitaria sul muro meridionale della camera.
L’effigie di Belzoni ricorda un aspetto essenziale e fondamentale della psicologia umana: il desiderio di essere conosciuti e ricordati. Chiaramente la natura dello stesso faraone Chefren non doveva essere stata tanto diversa poiché numerosi indizi e statue riconducono a lui tra il complesso funebre circostante.
Come mai non aveva apposto il proprio nome all’interno della costruzione, da qualche parte? Una spiegazione può essere data dal fatto che alcuni elementi circondari erano stati proprio commissionati da lui, ma non la gigantesca piramide, che era opera di qualcun altro. Ma di chi?
Addirittura nonno Snefru, secondo la tradizione, aveva fatto innalzare tre piramidi: due a Dahshur, la Piramide Rossa e la Piramide Romboidale (o Inclinata) e una a Meidum. Sembra strano comunque che un faraone avesse avuto bisogno di due piramidi in cui essere sepolto. Tra l’altro senza la presenza di un sarcofago, cosa di per sé singolare.
Se si può ammettere l’ipotetica megalomania di un faraone o due, appare inconcepibile lo spreco di un’intera successione dinastica. Milioni di tonnellate di pietra non sono giustificabili per dei cenotafi. La vasta camera interna della Piramide Centrale sicuramente aveva avuto una funzione che non poteva essere stata quella funeraria.
Spoglia e asettica, è costituita da un soffitto a due spioventi resistentissimo che raggiunge un’altezza di quasi sette metri all’apice. Qui non sono presenti come nella Grande Piramide “camere di scarico” o “camere di compensazione” con la conseguenza che il soffitto ha sopportato per cinquemila anni (e forse anche il doppio) il peso e la compressione incredibile dei quattro milioni di tonnellate sopra la sua testa.
I muri della stanza sono a tratti rifiniti e in altri punti molto grezzi ed irregolari. Il pavimento presenta un gradino che separa la stanza in due parti distinte e il presunto sarcofago di Chefren è situato vicino alla parete ovest, incastonato nel pavimento. Non molto lungo, poco profondo e abbastanza stretto, difficilmente in origine poteva aver contenuto la mummia bendata e agghindata di un nobile regnante.
A malapena grande per contenere un uomo di media statura, le sue pareti di levigato granito rosso non sono molto alte e la conformazione generale risulta del tutto particolare, con il coperchio aperto ancora presente.
L’astronomo Robert Bauval ritiene che la planimetria generale di Giza riporti alla data del 10.450 a.C., lo Zep Tepi (o Primo Tempo) degli Dei, e che il centro geometrico perno dell’intero progetto sia proprio la Piramide Centrale. Gli enormi blocchi della base indicano infatti che forse ebbe due fasi distinte di costruzione delle quali una sicuramente antichissima. Essi rendono la piramide più alta della Grande Piramide (piramide di Cheope) e sono costituiti da pietra grezza.

Recentemente gli egittologi sono andati alla ricerca di un’altra camera funeraria nella Piramide Centrale. L’astrofisico Luis Alvarez, Premio Nobel 1968, della University of California, si era messo all’opera per realizzare ciò che a tutti sembrava impossibile: trovare un loculo di qualche metro di grandezza in una montagna pesante 4,4 milioni di tonnellate.
La sua misurazione si rivelò inefficace in quanto le strumentazioni ebbero problemi: una volta inseriti i dati forniti dallo strumento in un elaboratore elettronico per procedere alla loro analisi non si riuscì a dare loro un senso. Uno dei ricercatori egiziani fu intervistato da alcuni giornalisti presenti sul luogo e rilasciò alcune interessanti dichiarazioni:
“Il dottor Alvarez non scoprì mai quale fosse esattamente il problema. Alla fine si arrese, perché il contatore di raggi cosmici continuava a impazzire ogni volta che si cercava di utilizzarlo all’interno della piramide. E’ da allora che ci si chiede se non ci sia qualcosa sigillato dentro quella montagna di pietra, che ancora emana (o attira?) un certo tipo di raggi o di onde” .
Passiamo ora ai dati astronomici.
Come ben sappiamo, le tre piramidi di Giza corrispondono alle tre Stelle che compongono la Cintura di Orione:
Piramide di Cheope = Alnitak
Piramide di Chefren = Alnilam
Piramide di Micerino = Mintaka
E’ inevitabile pensare a questa connessione. Sovrapponendo l’immagine dall’alto delle tre meraviglie, si nota con stupore che combacia perfettamente con una illustrazione della Cintura di Orione. Il primo a notare questa particolarità fu Robert Bauval nel 1983. Stava lavorando in Arabia Saudita, quando una notte trovandosi ad esplorare la zona insieme alla sua famiglia e a quella di un suo amico, notò un osservazione interessante da parte del suo amico. Mintaka, la stella corrispondente alla piramide di Micerino, si trovava leggermente fuori asse rispetto ad Alnitak e Alnilam. Di conseguenza Bauval ebbe l’illuminazione pensando immediatamente all’analogia riguardante le piramidi.

Altro dato da non sottovalutare è che le tre Stelle della Cintura di Orione hanno una dimensione differente l’una dall’altra e guarda caso lo stesso ragionamento vale anche per le tre piramidi di Giza.
Alnilam è una Supergicante blu, si tratta di una delle Stelle più brillanti del cielo. Anche nella tomba di Senenmut la Stella viene associata alla piramide di Chefren. Una particolarità che balza subito all’occhio dell’osservatore è che viene raffigurata accerchiata da ellissi. Come mai?

La forma dell’ellisse fa pensare ad una “goccia”, non si tratta di un simbolo presente nei geroglifici conosciuti ma nella cultura Mesopotamica ha il suo significato, ossia “acqua”, “vita”.
Esprimendo un nostro parere personale, potrebbe indicare pianeti abitati in quella zona della Costellazione? Potrebbero arrivare da lì coloro che diedero vita alle meraviglie di Giza? Gli ellissi posti in quel modo ci portano a pensare alle rappresentazioni odierne dei Sistemi Solari, potrebbe trattarsi di un messaggio chiarissimo riguardante la presenza di un Sistema Solare posto proprio in quella direzione?

Non possiamo saperlo ma è interessante porre attenzione a riguardo. Senenmut era un architetto appartenente alla XVIII Dinastia, aveva una profonda conoscenza delle Stelle. Era un uomo molto intelligente e la sua consapevolezza astronomica disarma ancora oggi gli studiosi.
Il mistero che impregna la piana di Giza continua a destare fascino nei cuori degli appassionati.
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