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Lo Specchio e la sua simbologia Magica

CURIOSITA'
Lo Specchio e la sua simbologia Magica


Il latino "speculum" ha dato il nome a speculazione: in origine speculazione significava osservare il cielo e i relativi movimenti delle stelle, con l'aiuto di uno specchio. "Sidus", che significa "stella", ha parimenti dato considerazione, che etimologicamente significa guardare l'insieme delle stelle. Queste due parole astratte, che significano oggi delle attività altamente intellettuali, hanno origine dallo studio degli astri riflessi negli specchi. Da cui deriva il fatto che lo specchio in quanto superficie riflettente è il supporto di un simbolismo estremamente ricco sul piano conoscitivo.

Che cosa riflette lo specchio? La verità, la sincerità, il contenuto del cuore e della coscienza - si legge su uno specchio cinese del museo di Hanoi -: " come il sole, come la luna, come l'acqua, come l'oro sii chiaro e brillante e rifletti ciò che vi è nel tuo cuore". Sebbene il suo significato profondo sia diverso, lo specchio è ugualmente riferito nella tradizione giapponese alla rivelazione della verità e anche alla purezza.

Lo specchio magico, sotto forma puramente divinatoria, è solamente lo strumento più basso della rivelazione di Dio. La verità rivelata dallo specchio può essere di ordine superiore: evocando lo specchio magico degli Ch'in, Nichiren lo paragona allo specchio Darma buddhista, che mostra la causa degli atti passati. Lo specchio sarà lo strumento dell'Illuminazione. Lo specchio è infatti il simbolo di saggezza e della conoscenza, mentre lo specchio coperto di polvere è simbolo dello spirito oscurato dall’ignoranza.

Questi riflessi dell’intelligenza o della parola celesta fanno apparire lo specchio come simbolo della manifestazione che riflette l’intelligenza creatrice. È anche il simbolo dell’intelletto divino che riflette la manifestazione, creandola come tale a sua immagine. Questa rivelazione dell'Identità nello specchio è il culmine della più alta esperienza spirituale. Così San Paolo e in numerosi mistici cristiani e musulmani. "Il cuore umano, specchio che riflette Dio” è espresso ad esempio in Angelus Silesius; lo specchio del cuore che riflette, presso i buddisti, la natura del Buddha; presso i taoisti, il Cielo e la Terra.

L’intelligenza celeste riflessa dallo specchio si identifica simbolicamente con il sole; per questo motivo lo specchio è spesso simbolo solare. Ma è anche un simbolo lunare perché la luna, come uno specchio riflette la luce del sole. Lo specchio solare più conosciuto è quello del mito giapponese Amaterasu: lo specchio fa uscire la luce divina dalla caverna a la riflette sul mondo. Nel simbolismo siberiano i due grandi specchi celesti riflettono l’universo, riflesso che lo sciamano capta a sua volta con l’aiuto dello specchio. Nella tradizione vedica lo specchio è il miraggio solare delle manifestazioni; esso rappresenta simbolicamente la successione delle forme, la durata limitata e sempre mutevole degli esseri.

Lo specchio dà un'immagine rovesciata della realtà. “Ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, dice la Tavola di Smeraldo ermetica, ma in senso inverso. La manifestazione è il riflesso rovesciato del principio, come è espresso dai due triangoli rovesciati dell'esagono stellato. Il simbolo del raggio luminoso che si riflette sulla superficie delle acque è il segno cosmogonico della manifestazione. Tuttavia questa passività che riflette le cose senza esserne influenzata è in Cina il simbolo della non attività del Saggio.
Simbolo lunare e femminile, lo specchio è in Cina . Lo specchio "prende il fuoco dal sole". Esso è d’altra parte il segno dell’armonia, dell’unione coniugale e lo specchio spezzato è segno della separazione (la metà spezzata dello specchio viene sottoforma di una gazza a rendere conto al marito dell’infedeltà della moglie). L’animale chiamato p’o-ching o specchio rotto è collegato alle fasi della luna; l’unione del re e della regina si realizza quando la luna è piena, quando lo specchio è ricostituito nella sua interezza.

L'utilizzazione taoista dello specchio magico è assai particolare: rivelando la natura reale delle influenze malefiche, le allontana e protegge da esse. Così si pone, ancora ai nostri giorni, sopra la porta delle case uno specchio ottagonale recante gli otto trigrammi. Lo specchio ottagonale, che è senza dubbio segno di armonia e di perfezione nel caso di Amaterasu, è in Cina intermediario tra lo specchio rotondo (celeste) e lo specchio quadrato(terrestre). Il binomio non si vede riflesso soltanto nel bronzo levigato o nell'acqua calma, come testimonia questo testo degli Annali dei T'ang utilizzato da Segalen:"L'uomo si serve del bronzo come specchio. L'uomo si serve dell'antichità come specchio. L'uomo si serve dell'uomo come specchio". In Giappone il kagami o specchio è simbolo di purezza perfetta dell’anima, dello spirito senza macchia, della riflessione dell’io sulla coscienza. È anche simbolo della dea solare, amaterasu-o-mikami.

L’uso dello specchio magico corrisponde ad una delle forme più antiche di divinazione, secondo Varrone è di origine persiana. Secondo una leggenda Pitagora aveva uno specchio magico che presentava la faccia della luna, prima di vedervi il futuro, come facevano le streghe della Tessaglia.

In virtù dell’analogia acqua-specchio, si incontra spesso l’utilizzazione magica, di frammenti di specchio nei riti per la pioggia ad esempio presso i Bambara. Lo specchio, come la superficie dell’acqua, è usato nella divinazione per interrogare gli spiriti. La loro risposta alle questioni poste vi si inscrive per riflesso. Nel Congo gli indovini utilizzano questo procedimento cospargendo di polvere di caolino lo specchio o la superficie di una scodella di acqua, i disegni formati dalla polvere bianca, emanazione degli spiriti danno loro la risposta. In Asia centrale gli sciamani praticano la divinazione per mezzo dello specchio, dirigendolo verso il sole o la luna che sono ritenuti essi stessi degli specchi su cui si riflette tutto ciò che avviene sulla Terra.

Il tema dell’anima come specchio, che si trova abbozzato da Platone e da Plotino, è stato particolarmente sviluppato da Sant’Anastasio e da Gregorio di Nissa. Secondo Plotino l’immagine di un essere è disposta a ricevere l’influenza del suo modello come uno specchio. L’uomo in quanto specchio riflette la bellezza o la bruttezza secondo l’orientamento. La cosa importante è in primo luogo la qualità dello specchio: la sua superficie deve essere perfettamente levigata, pura, per ottenere il massimo del riflesso. Per questo motivo, secondo Gregorio di Nissa, “come uno specchio quando è ben fatto riceve sulla superfcie levigata i trattamenti di chi gli è presentato, così l’anima purificata da tutte le macchie terrene, riceve nella sua purezza, l’immagine della bellezza incorruttibile”. È una partecipazione e non un semplice riflesso: l’anima partecipa alla bellezza nella misura in cui si volge verso di essa.

Lo specchio non ha solo la funzione di riflettere un’immagine: l’anima che diventa uno specchio perfetto partecipa all’immagine e attraverso questa partecipazione subisce una trasformazione. Esiste dunque una corrispondenza fra il soggetto riflesso e lo specchio che lo riflette. L’anima finisce col partecipare alla bellezza stessa a cui si rivolge.
 
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