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La vera Realtà delle cose: esiste? Ed è possibile percepirla?

MAGIA ALCHIMIA

La vera Realtà delle cose: esiste? Ed è possibile percepirla?
Cos’è la Realtà?
La domanda sembra quasi scontata: “è quello che percepiamo”, potrebbero rispondere alcuni.
La risposta è, però, molto più complessa, e tocca diversi ambiti della conoscenza.
Qui cercheremo di capire, più in dettaglio, di cosa si tratta.
Per evidenziare che, verosimilmente, quella che chiamiamo “Realtà” è molto di più, e qualcosa di molto diverso, rispetto a quello che noi crediamo che sia.
Si tratta di affrontare il tema che concerne la Realtà. Un tema che ha affascinato, per secoli, molti filosofi. Non a caso il problema più importante della stessa Filosofia è il cosiddetto “Problema Gnoseologico”, vale a dire, che cos’è il Reale.
In effetti, questo è da sempre un problema “topico” per l’Uomo. E su questo problema cercheremo di fare luce. Per accennare a quello che la filosofia afferma, dopo il Problema Gnoseologico, il secondo Problema della Filosofia è quello logico, vale a dire della conoscenza. E non è un caso!
Cominciamo, dunque,la nostra trattazione sulla Realtà.
Innanzitutto, noi percepiamo una parte di realtà, con i nostri sensi. E la crediamo “La Realtà”. Allo stesso modo, osservando una persona percepiamo qualcosa che è legata al fisico stesso. E lo crediamo “la persona”.
Tuttavia, un’occhiata un pochino oltre ci dice molto di più su quella che è la Realtà delle cose.

Noi percepiamo forme, colori, sensazioni. Ma sono quelle oggettive? Direi di no! E l’esempio successivo ci chiarirà molto bene tutto questo!
Proviamo, quindi, a chiedere ad un’ape di che colore vede il prato che, davanti a noi, ha un bel colore verde chiaro. L’ape risponderà: “E’ di un bellissimo viola chiaro!”.
Sarà inutile discuterci (ipotizzando, naturalmente, di poterlo fare!). Infatti, per l’ape, quel prato sarà “effettivamente” viola.
Se poi chiediamo questo ad un cane, il cane ci risponderà: “Per me è di colore grigio”! Infatti, il cane non ha, dentro l’occhio, alcune delle cellule che noi abbiamo (i bastoncelli), che fanno percepire i colori.
Questi esempi già ci permettono di dire che la percezione dei colori attorno a noi è soggettiva, e non ha nulla di davvero oggettivo.
Se poi osserviamo uno stelo di un fiore, che a noi appare diritto, e chiediamo ad un cane come lo percepisce, lui ci dirà che lo percepisce curvo.
Quindi, anche la posizione delle forme attorno a noi (diritto, curvo, e così via) è del tutto individuale, e dipende dalle nostre percezioni.
Sin qui, però, abbiamo parlato solamente di forme delle cose, senza preoccuparci della loro vera essenza, del loro “contenuto”, se così si può dire.
Un’essenza, però, che è bello provare ad osservare più in dettaglio. Per scoprire che, anche in questo caso, la nostra percezione è estremamente relativa.
E’ provato, dalla Fisica, che la nostra percezione del reale è estremamente limitata.
Per quanto riguarda la percezione delle frequenze visive, noi percepiamo, di queste, una percentuale che varia dallo 0,5 al 3%. Quindi vuol dire che, anche a livello fisico, almeno il 97% delle frequenze visibili sono fuori dalla nostra portata visiva.
Per quanto riguarda i suoni, invece, questo valore si restringe ancora di più. Infatti, noi percepiamo, a livello di frequenze uditive, meno del 2% dell’intera gamma di frequenza possibile. Per essere più precisi, percepiamo la gamma di frequenza che va da 20 a 20.000 Hertz, quando le cosiddette “frequenze sonore” vanno da 1 a un milione di Hertz. Quindi, non solo le forme e i colori sono relativi, nella loro percezione, ma molte di queste forme, e molti di questi suoni, sono totalmente estranei alla nostra percezione.
Insomma: attorno a noi c’è un Mondo che non fa parte della nostra percezione, eppure è del tutto tangibile, e in qualche modo potrebbe essere misurato.
Quando, quindi, qualcuno sostiene che in un certo luogo vi sono entità o simili, la cosa si può spiegare molto facilmente in maniera scientifica, senza dover scomodare, almeno in questo, la parte metafisica. Affermare che le nostre percezioni sono quelle indicate sopra, vuol dire affermare che la maggior parte della realtà giace al di fuori di quello che possiamo percepire.
Attorno a noi, quindi, ci sono forme, colori, strutture, suoni che non possiamo minimamente percepire. Un esempio: nell’atmosfera ci sono rumori anche molto forti: tuttavia, essendo fuori dalle frequenze uditive che noi possiamo sentire, non siamo in grado di percepirli.
Attorno a noi c’è un mondo, magari meraviglioso, che noi non possiamo percepire. E che pure è vivo e si muove. Ci sono forse forme intelligenti che sono al di fuori della nostra banda percettiva, e che pure sono qui, attorno e magari accanto a noi.
Una realtà che non percepiamo, ma che pure è viva e presente.
Ma non è finita. Per il momento, la percezione della realtà che a noi appare potrebbe essere paragonata a quella di una telecamera che riceve solo un numero ristretto di frequenze.
Rimaniamo sull’esempio di questa telecamera. Supponiamo ora che tutto quanto è stato registrato passi in una sorta di “scatola” in cui subisce elaborazioni del tutto arbitrarie.
Elaborazioni, quindi, che altereranno ancora di più il contenuto di quanto registrato.
A questo punto, quanto poi sarà trasmesso avrà ben poca attinenza con la realtà ripresa, visto che a quelle poche frequenze sono state apportate modifiche di cui, tra l’altro, siamo completamente ignari!
Questo esempio ha qualche attinenza con la realtà tangibile?
Certamente! Infatti, tutti i segnali che giungono dal Sistema Nervoso passano attraverso il nostro cervello. Che può essere visto come una sorta di centralina che elabora tutto quanto riceve.

E forse nemmeno tutto! Noi, infatti, riceviamo ogni secondo migliaia e migliaia di stimoli. Alcuni di questi, tuttavia, sono esclusi e non elaborati. Di conseguenza, non rientreranno in quello che percepiamo e sentiamo.
Non a caso, qualcuno dice che non non crediamo a quello che vediamo, ma vediamo ciò in cui crediamo.  Infatti, se non crediamo ad una cosa, la nostra mente, di fatto, rifiuterà determinati stimoli percettivi, e nemmeno ce la farà vedere.
Questo ci porta a dire che, in fondo, la realtà è quella dentro di noi, e non quella che appare.
Tutto ciò è ancora più evidente riprendendo i discorso dell'”incontrollabile” di cui si parlava in precedenza. Infatti, ormai è provato che almeno il 90% della nostra mente è inconscia. E che, quindi, la maggior parte dei processi mentali non sono sotto il nostro diretto controllo.
Tra questi, verosimilmente, quelli preposti all’elaborazione di suoni e immagini. Che avvengono attraverso strutture che noi non controlliamo, e che sono legate a parametri mentali magari molto radicati in noi. E che, comunque, non sono sotto il nostro controllo diretto.
Un inconscio, quindi, che elabora “ad libitum”.
A questo punto, ben poco della “vera” realtà delle cose corrisponde a quello che davvero vediamo!
A portare ulteriormente il discorso sul tema dell’illusione, possiamo anche aggiungere che, da come appare dalla Teoria delle Stringhe, la realtà che noi conosciamo è un fenomeno a più dimensioni, di cui ne percepiamo solo tre.
Alexander Markovic Polyakov, con la sua nota e omonima Equazione, ha dimostrato che l’Universo ha dalle 11 alle 26 dimensioni.
Da notare che queste sono, a tutti gli effetti, le stesse dimensioni di cui parla lo Sciamanesimo (11 per l’appunto). Mostrando quindi il fortissimo collegamento tra Scienza e Spiritualità.
E dimostrando, credo senza ombra di dubbio, quello che il fisico Vittorio Marchi dice, quando afferma che, grazie alla fisica moderna, stiamo riscoprendo antiche tradizioni, andate perdute da molto tempo.
Tutto questo ci dice, comunque, come la nostra percezione del reale non ci fornisca la realtà, ma una sua proiezione tridimensionale.
Come diceva il fisico Giampiero Abbate, “La materia è una manifestazione tridimensionale di qualcosa di multidimensionale”.
Questo discorso ci porterebbe ancora più lontano. Ne parleremo eventualmente in un altro articolo. Per il momento quanto detto ci serve per osservare come la Realtà che osserviamo sia solo una proiezione di qualcosa d’altro.
E’ come se un essere vivesse, a due dimensioni, sul pavimento. Se gli chiedessimo di
descrivere una persona, descriverebbe la suola delle sue scarpe. Infatti è tutto quello che, di quella persona, può percepire.
Invece, ovviamente, la persona è ben altro!
La stessa cosa capita a noi: vediamo una realtà tridimensionale, che altro non è che la proiezione a tre dimensioni di qualcosa di ben più complesso.
Di una possibile vita a due dimensioni parla lo scrittore britannico Edwin Abbott nel suo noto romanzo “Flatland”, del 1884.
A questo punto possiamo tirare le somme: Percepiamo una piccolissima parte di suoni e immagini; questa piccolissima parte è elaborata in maniera totalmente fuori dal nostro controllo; anche in questo caso queste percezioni limitate sono solo una proiezione tridimensionale di qualcosa che ha da 11 a 26 dimensioni.
Tutto ciò ci permette di affermare che quello che percepiamo è una rappresentazione molto imperfetta della Realtà.
Qui si inserisce davvero bene la Teoria dell’Universo Illusione elaborata nel 1982 dal fisico francese Alain Aspect, docente alla Sorbona di Parigi. Secondo Aspect, tutto ciò che noi percepiamo è soltanto un modello, un “rimando” ad una realtà che non è la percepita, ma altro. Noi, insomma, stiamo osservando no la realtà, ma una sorta di monitor che la inquadra. E che ce ne fornisce una rappresentazione, che non è però la realtà stessa.
E’ come nel tipicoo esempio del dito e della luna. Quando il dito punta alla luna, osserviamo il dito, e non la luna. Nella realtà è la stessa cosa: noi osserviamo ciò che viene indicato, non l’oggetto indicato. Che è altro. Quello che osserviamo non è l’oggetto, ma una sua rappresentazione, una sua indicazione.
In questo caso, però, a differenza della luna, l’oggetto indicato è fuori dalla nostra percezione, e tutto quello che possiamo vedere è ciò che indica. Il dito, appunto. Che però non è la luna.
Facendo un altro esempio, è come se un uomo dell’800 osservasse un televisore di quelli più vecchi (ed oggi quasi scomparsi), a tubo catodico, che comunque per lui sarebbero fantascientifici. Questo uomo penserebbe che al suo interno si agitano persone. In realtà, all’interno non c’è nulla: solo onde e frequenze, a cui il nostro apparecchio dà la forma di suoni e immagini. Che si trovano, però, da un’altra parte, e non lì. E forse semplicemente in una registrazione di anni addietro, o sono solo i personaggi di un film.
Il nostro apparecchio, poi, non ne fornisce una rappresentazione fedele, ma mediata da chi fa le riprese, e dalle stesse caratteristiche dell’apparecchio, che fornisce un’immagine bidimensionale della realtà, che noi percepiamo come tridimensionale.
Questo esempio raggruppa tutto quanto detto sinora: una realtà approssimativa (chi inquadra le cose inquadra solo quello che vuole, così come la nostra mente seleziona gli stimoli che “vuole” selezionare), una realtà bidimensionale (così è lo schermo), e una realtà che indica “altro”.
Quindi, probabilmente, tutto quello che ci circonda sono solo onde e frequenze, a cui la nostra mente dà la rappresentazione di suoni e immagini, Che però sono solo “nostri”, e ci forniscono una “nostra” rappresentazione. Diversa, come visto all’inizio, da quella di altre specie viventi.
Insomma: il “velo di Maya” del mondo induista appare qui più che mai tangibile. Mostrando come, ancora una volta, scienza e spiritualità si collegano nella visione delle cose. Soprattutto dal ventesimo secolo in avanti.
Ora ci potremmo porre una domanda: possiamo definire, allora, una realtà “oggettiva”, che non dipenda dalle nostre percezioni e sia vera per tutti?
Questo, probabilmente, è il ruolo della fisica moderna, che passa, come altri mondi della conoscenza di oggi, da mero “descrittore” della Realtà a “rivelatore” della Realtà oltre le apparenze.
Di questo, sicuramente, parleremo in un altro articolo!
 
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