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LA CLASSIFICAZIONE DELLE CIVILTÀ ALIENE

LA CLASSIFICAZIONE DELLE CIVILTÀ ALIENE

È forse il più grande dubbio dell’umanità: siamo soli nell’universo?
La scienza a riguardo si divide: c’è chi pensa che le condizioni climatiche del nostro pianeta, le coincidenze che hanno permesso l’evoluzione dell’uomo e la storia della Terra siano fattori talmente rari che è plausibile pensare che siamo l’unica specie intelligente; dall’altra parte c’è chi pensa che l’universo sia talmente vasto, con talmente tanti pianeti che sia impossibile che l’uomo sia l’unica specie intelligente esistente.
Certo è che se crediamo agli UFO, intesi come astronavi aliene di altri mondi o dimensioni, dobbiamo per forza credere che esistano civiltà non solo intelligenti, ma anche molto più avanzate della nostra. Ma come misurare il grado evolutivo di una civiltà? Beh, negli anni passati sono nate diverse classificazioni, ma la più importante forse è quella stilata dall’ l’astronomo russo Nikolai Semenovich Kardashev, utilizzata ancora da tutte le più grandi società astronomiche del mondo.
Kardashev creò una scala evolutiva che si basa sulla quantità di energia assorbita da un’ipotetica civiltà evoluta. Ovviamente è solo teoria, ma la suddivisione può far capire fino a che punto la specie umana può svilupparsi in base alla quantità di energia disponibile.
Nel 1963 Kardashev propose un sistema per classificare eventuali civiltà extraterrestri in base alla capacità di effettuare trasmissioni radio nell’universo, ma negli anni a seguire la scala preferì riferirsi alla quantità di energia che una civiltà era in grado di utilizzare.
Kardashev propose una scala con 5 gradini, identificati dai numerali romani da I a IV, più un livello di partenza 0; anche questi negli anni a seguire divennero di più, ma il principio alla base è sempre lo stesso: per passare da un grado al successivo, secondo Kardashev, una civiltà deve aver pienamente sfruttato il proprio potenziale nel livello precedente.
La scala di Kardashev è così suddivisa:
· Tipo 0: sono quelle civiltà che non sono in grado di sfruttare tutta l’energia prodotta dal loro pianeta, ne direttamente (energia solare) ne indirettamente (energia eolica, idraulica o di prodotti derivati come i combustibili fossili). nel 1964, quando questa scala prese forma, la civiltà terrestre rientrava in questo tipo.
· Tipo I: rientrano in questo gruppo le civiltà in grado di utilizzare tutta l’energia disponibile sul loro pianeta d’origine (secondo i calcoli che Kardashev si parla di 4×1012 watt). oggi la civiltà terrestre è molto vicina a raggiungere questo stadio.
· Tipo II: sono le civiltà capaci di raccogliere e utilizzare tutta l’energia della stella del proprio sistema solare (4×1026 watt).
· Tipo III: quelle civiltà in grado di utilizzare tutta l’energia della propria galassia (4×1037 watt)
· Tipo IV: ipotetiche civiltà in grado di controllare tutta l’energia di un superammasso di galassie (circa 1046 watt)
Da qui in poi altri astronomi hanno arricchito la scala basandosi sulle ipotesi esistenziali dell’universo, alcune delle quali ancora in discussione oggi giorno.
· Tipo V: sarebbe il grado di un’ipotetica civiltà in grado di disporre dell’energia dell’intero universo visibile (circa 1056 watt).
· Tipo VI: qui si passa ad ipotizzare il multiverso, ovvero più universi che interagiscono tra loro. Questo livello energetico (1066 watt) presuppone anche la capacità della di alterare le leggi della fisica in ognuno degli universi.
· Tipo VII: qui si dovrebbe parlare non più di civiltà, ma di divinità con capacità di creare universi a volontà e di utilizzarli tutti come fonti energetiche.
· Tipo VIII: potrebbe essere una divinità superiore capace di creare universi a proprio piacimento attingendo energia da fonti non-cosmiche.
· Tipo IX: divinità ancora superiore capace di creare oggetti non-cosmici da utilizzare come fonte primaria di energia.
· Tipo X: sarebbe lo stadio finale, ovvero esseri che hanno raggiunto una capacità tale da abbandonare il concetto di “cosmo” per evolversi in “universi” non-cosmici creati da loro stessi, al di fuori delle nostre leggi fisiche e quantistiche.
La civiltà umana oggi sarebbe una civiltà ancora di “Tipo 0” in quanto utilizzerebbe solo una frazione dell’energia totale disponibile sulla Terra.
Passiamo evolverci in civiltà di grado superiore? Secondo il fisico teorico Michio Kaku sì e lo staremo già facendo: uno suo studio ha estrapolato un tasso di crescita attuale del consumo energetico planetario che porterebbe l’umanità a raggiungere una civiltà di tipo I intorno all’anno 2200, di tipo II intorno al 5200 e di tipo III intorno al 7800.
Perfino il progetto SETI basa le sue ricerche sulla scala di Kardashev, ma in passato questo metodo di valutazione delle civiltà evolute è stato molto criticato.
È possibile prevedere il grado di avanzamento di una civiltà attraverso il suo consumo di energia? Ma soprattutto, è giusto come parametro di valutazione?
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