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L'Uomo che Vide l'Infinito

L'Uomo che Vide l'Infinito
Il nucleo della storia è ben noto a molti matematici, e grazie a questo film sta per essere divulgato a un pubblico più ampio, come merita. Ramanujan nacque nel 1887, in un piccolo villaggio del Tamil. Inizialmente riusciva bene negli studi, ma nel 1905 lasciò il College di Kumbakonam che frequentava. Trasferitosi a Madras per un secondo tentativo di frequentare l'università, eccelleva in matematica, ma andava male in tutte le altre materie. Imperterrito, perseguì da autodidatta un'originalissima ricerca matematica, usando notazioni e metodi propri. Spesso reinventò la ruota, arrivando a risultati già noti, e qualche volta incappò in idee e formule assai sconcertanti. Nel 1912, quando aveva già pubblicato un articolo sul “Journal of the Indian Mathematical Society” si assicurò un posto di lavoro come impiegato.

Non c'è dubbio sul fatto che Ramanujan avesse una misteriosa "linea diretta" con complesse e profonde verità matematiche, a cui attingeva in modo molto diverso da qualsiasi altro essere umano mai esistito. Questo lo spinse coraggiosamente a inviare ad Hardy a Cambridge, così come ad altri, alcuni dei suoi stupefacenti risultati, ottenuti da autodidatta. Nel tempo, questo condusse a un viaggio, proibito per un bramino come lui, in Inghilterra. Dopo aver trascorso cinque difficili anni di lavoro con l'ateo Hardy e il suo collaboratore di una vita, J. E. Littlewood, interpretato da un affabile Toby Jones, in un ambiente culturale poco accogliente per le sue abitudini vegetariane, si ammalò.

Nel 1919 tornò dalla moglie che aveva lasciato in India, e morì un anno dopo, all'età di 32 anni, non prima di aver riempito diversi taccuini con la sua scrittura divinamente ispirata. “Un'equazione non ha alcun significato per me, se non esprime un pensiero di Dio", diceva.

Recentemente, alcuni dei misteri di quei taccuini peduti sono stati finalmente risolti, dopo quasi 100 anni, grazie agli sforzi del professor Ken Ono, della Emory University, e di altri. Ono si è reso disponibile come consulente e come istruttore speciale per gli attori del film: un gradevole effetto collaterale di questo intervento è l'assenza delle solite e imbarazzanti imprecisioni, tipiche delle rappresentazioni divulgative delle figure di matematici.


Se si considera che è rivolto a un pubblico generalista, il film ha trovato un buon equilibrio, rappresentando né troppa matematica né troppo poca. Come sottolinea Ono, "Il regista Matthew Brown ha fatto di tutto per rendere il film corretto dal punto di vista matematico. Invece di tenersi alla larga dalla matematica, è stato importante per lui fare un film che anche gli esperti del settore possano apprezzare”.

Naturalmente, è stato messo in risalto uno degli aneddoti matematici più famosi, quello che riguarda la fascinazione di Ramanujan per il numero 1729. Ciò che è emerso solo di recente, grazie alle ricerche di Ono in India, è la ragione per cui Ramanujan sapeva già che 1729 può essere scritto in due modi diversi come somma di due cubi: scoprì questo fatto mentre era alla ricerca di “soluzioni approssimate” per l'equazione x3 + y3 = Z3, che non può essere risolta con numeri interi. Questo è quanto emerge in fondo a una pagina di appunti scritta a mano da Ramanujan.


Patel e Irons sono molto convincenti nel ruolo di due talenti matematici, testardi e fuori dall'ordinario: appartenenti a due mondi diversi, cercano di trovare un terreno comune su cui costruire un rapporto produttivo, nonostante i loro diversi approcci alla vita, all'innovazione e alla certezza. Hardy, che rimase celibe per tutta la vita, disse del suo rapporto (puramente professionale) con Ramanujan che fu “l'unico incontro romantico della sua vita”.

Nel valutare i risultati di Ramanujan, che in un primo momento non avevano alcuna giustificazione o dimostrazione in senso tradizionale, Hardy disse, come più volte riferito: "Non avevo mai visto niente del genere fino ad allora. Già a prima vista, appariva evidente che potevano essere stati scritti solo da un matematico di classe eccelsa. Dovevano per forza essere validi, perché in caso contrario nessuno avrebbe avuto la fantasia necessaria per inventarli”.


Da dove scaturivano le eccezionali intuizioni di Rananujan? Secondo Ono, “Ramanujan sosteneva che molte delle sue formule letteralmente gli venivano presentate durante il sonno dalla dea indù Namagiri. Certamente, erano il prodotto di un alto livello di creatività. In un senso più ampio, egli era fiducioso di poter affrontare enormi misteri solo con le proprie forze. I suoi sogni lo portavano su diversi livelli".


Secondo Ono, il film è riuscito a centrare diversi obiettivi. "In Ramanujan, vive l'archetipo di di un talento incomprensibile che supera le circostanze avverse. La sua storia ha un che di mitologico, eppure è un messaggio estremamente vitale per la nostra epoca. Ci si potrebbe chiedere: forse Ramanujan è la punta di un iceberg, solo un esempio dei tanti geni spinti dall'automotivazione che lavorano nell'isolamento? Egli è importante oggi perché rappresenta il potenziale inutilizzato in cui dobbiamo credere per poter avanzare nella scienza".

L'uomo che vide l'infinito
ci costringe anche a riflettere sullo stato attuale dell'istruzione in tutto il mondo, dice Ono. "Ramanujan fu bocciato il college per due volte: 'per quanto ne so, è quanto di peggio può essere fatto da un sistema educativo rigido', ebbe a dire Hardy. Attualmente, l'istruzione annega in un deprimente mare di problemi: studenti poco motivati, burn-out degli insegnanti, numero eccessivo di esami, incapacità di stare al passo con la tecnologia, finanziamenti inadeguati e iniqui, programmi poco pertinenti, solo per citarne alcuni. Come potremmo oggi riconoscere e coltivare una personalità eccezionale come quella di Ramanujan? Questa è una domanda che richiede attenzione".


E' importante notare che lo stesso Ono è uno spettacolare esempio di un individuo che ha lasciato il sistema educativo e ha continuato a scalare grandi vette matematiche, ispirato dalla storia di Ramanjuan e da una lettera che suo padre, anch'egli matematico, ricevette decenni fa dalla vedova di Ramanujan, come ha raccontato nel suo nuovo libro
My Search for Ramanujan - How I Learned to Count
(Springer, 2016), scritto a quattro mani con il compianto Amir Aczel.


Coloro che si chiedono se il nome del
savant
indiano si pronunci Ra-MAN-Ujan o Raman-UJ-un non avranno sciolto i loro dubbi dopo aver visto il film: sullo schermo, e anche nelle apparizioni e nelle interviste promozionali di autori e interpreti del film, le due versioni sono utilizzate indifferentemente. Ono spiega: "Ra-MAN-Ujan è tamil, Raman-UJ-un è inglese." Questo è un mistero su Ramanujan che può essere risolto senza aver bisogno di capire la matematica.

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