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L’Italia va a caccia di farmaci nel mare

CURIOSITA'
L’Italia va a caccia di farmaci nel mare

Nascosto nelle acque blu che coprono circa il 70 per cento della superficie del nostro Pianeta, c'è un tesoro da scoprire per la medicina del futuro

Sembra una provocazione, ma non lo è. Tutt’al più si tratta di un’ipotesi in cerca di conferme: tutt’altro che peregrina, però. Non bisognerà strabuzzare gli occhi, il giorno in cui arriverà la notizia di nuovi farmaci giunti dalle profondità del mare. Perché quanto l’oro blu che ci circonda sia prezioso, lo si può già misurare: anche in campo farmacologico. Spugne, alghe, ricci di mare, vongole e tunicati, visti sul bancone del laboratorio, offrono un volto inedito. «L’80 per cento delle molecole più attive usate in medicina viene da organismi terrestri,soprattutto piante, mentre negli oceani ci sono migliaia di microrganismi ancora non studiati che aspirano a diventare una grossa fonte del futuro», sottolinea Vittorio Venturi, che al Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie (Icgeb) di Trieste guida un gruppo di ricerca attivo in questo campo, che ha potuto sperimentare quanto ampia sia la miniera di informazioni preziose per aprire la strada allo sviluppo di nuovi farmaci, che arriva dagli abissi.
LA SALUTE VIENE DAL MARE – Nascosto nelle acque blu che coprono circa il 70 per cento della superficie del nostro Pianeta, c’è un tesoro da scoprire per la medicina del futuro, una fonte ancora poco esplorata di molecole bioattive, potenzialmente in grado di riservare molte sorprese. «Penso a un’intuizione importante sulla comunicazione fra batteri– afferma l’esperto – Oggi sappiamo che questi si comportano come un gruppo e non come singoli. Una scoperta che ha rivoluzionato la microbiologia ed è stata messa a segno proprio studiando un batterio marino che vive in simbiosi con un calamaro”. Questi batteri bioluminescenti creano una comunità e producono luce solo quando sono in tanti. «Seguendo questa pista si è scoperto che anche altri batteri comunicano e agiscono in base al loro numero. La comunicazione batterica è un target del futuro per nuovi antibiotici. Agendo su questo fronte, per esempio, si può rendere la comunità più debole e confusa». Il settore appare in forte crescita, come testimonia la scelta di creare il primo dipartimento di biotecnologia marina d’Europa a Napoli, sotto la guida della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Nel laboratorio si studieranno i segreti degli organismi marini per ricavare farmaci innovativi e materiali ultra-resistenti, allevando le specie di maggior interesse naturalistico e industriale nella Marine Farm & Factory di Bagnoli: la fattoria del mare che nascerà su finanziamento del ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca sui resti di quello che doveva essere un centro dedicato alle tartarughe marine e finito distrutto dai vandali. Spiega Roberto Danovaro, presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli. «Il Mediterraneo costituisce meno dell’un per cento dei mari globali e contiene al suo interno quasi il dieci per cento dell’intera biodiversità marina, con un’alta percentuale di specie endemiche. Partendo da questa ricchezza e unicità abbiamo deciso di investire sulle biotecnologie marine, attraverso le quali si mettono a frutto i segreti al mare per sviluppare innovazione ecosostenibile».
LA RICERCA CONTRO IL CANCRO

– Quanto alla ricerca sui tumori, ricci di mare, vongole e tunicati sono solo alcuni degli esempi di un filone di farmaci nel mare che si sta arricchendo sempre di più. Con risultati già concreti. Si va dalla trabectedina, un farmaco antitumorale scoperto nel 1969 e derivato da una sostanza prodotta da un organismo marino che vive nel mar dei Caraibi (Ecteinascidia turbinata), all’eribulina mesilato utilizzato contro il carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico, un analogo sintetico dell’alicondrina B, prodotto naturale isolato dalla spugna marina Halichondira okadai. E ancora la lurbinectedina, nuovo farmaco antineoplastico che mima molti composti naturali di origine marina: dagli studi in corso arrivano dati positivi per numerosi tumori. «Le potenzialità del mare sono immense – conclude Venturi – E guardando a quanto scoperto finora mi chiedo soltanto una cosa: come mai abbiamo aspettato fino ad adesso?».
 
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