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Inca Antiche Civiltà Aliene?

Inca Antiche Civiltà Aliene?

Da un giro in treno attraverso le Ande al percorso del Cammino Inca, ogni scelta è straordinaria per esplorare Machu Picchu, il principale sito storico dell'Impero Inca. Ovunque tu sia, lanciati alla scoperta dei templi, delle terrazze e delle piazze di questo Patrimonio mondiale dell'UNESCO, una delle nuove Sette Meraviglie del Mondo.

Santuario storico di Macchu Picchu
Machu Picchu
Dichiarato Santuario Storico del Perù nel 1981 e Patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 1983, Machu Picchu è stato eletto come una delle Nuove Sette Meraviglie del Mondo nel 2007. Si erge a 2.430 m sopra il livello del mare, nel bel mezzo della foresta montana tropicale, in uno scenario estremamente affascinante. Probabilmente una delle creazioni urbane più straordinarie dell'Impero Inca al massimo del suo splendore, le imponenti mura, terrazze e rampe sembrano essere state scolpite dalla natura tra le scarpate di roccia ininterrotte. La cornice naturale, sul versante orientale delle pendici delle Ande, comprende il bacino superiore del Rio delle Amazzoni, con una grande diversità di flora e fauna.

Rovine di Intipata, il luogo del Sole. Questo sito è uno dei meno conosciuti di tutto il percorso Inca, perché non si può vedere a prima vista, ma se siete curiosi, potete vedere queste belle piattaforme e il modo in cui il sole tramonta su queste strutture è incredibile, Perfetto per contemplare con i tuoi amici di viaggio.


Le rovine di Intipata si trovano a 2800 metri sopra il livello del mare, vicino al Santuario Machu Picchu. Quando si cammina lungo il percorso Inca, si potrebbe perdere quel posto, perché non si può vedere in tutto il suo splendore, ha una grande dimensione e una presenza impressionante. Ha affermato che queste costruzioni erano collegate con il Santuario di Machu Picchu, forse perché queste piattaforme erano il luogo dei prodotti che l'elezione Inca usava per tutto l'anno e sono anche legati perché questa è una delle idee principali dell'Inca, Mantenere l'equilibrio tra la natura ei luoghi sacri.


Ciò può essere confermato in quanto molte piante di questo ambiente sono state avvelenate, ma gli Incas e la sua saggezza ancestrale e infinita potrebbero trasformare queste piante in edibles, come la patata, uno dei prodotti più importanti nei tempi dell'Inca e ha ancora molto Buona fonte di proteine ​​e carboidrati.


Dal momento che il luogo era un luogo di addomesticazione e di coltivazione delle piante, è possibile vedere oltre 150 tipi di piante, edibiti e aromi, tra cui la più bella di tutti: Le Orchidee, con più di 200 tipi, sono la pianta più famosa del sentiero Inca .


Come arrivare là?

Il modo di trovare Intipata è facile, vicino alle rovine Wyñaywayna; Si trova un post elettrico, si deve girare a sinistra, dove è il percorso più breve, Perché l'altro percorso, a destra, ti porta a Wiñaywayna. L'intero percorso è lungo circa 20 minuti.

Ponte Inca
Machu Picchu
Il Ponte Inca è costruito su una base in pietra incastonata nella parete di una montagna di granito, lungo uno stretto sentiero a ovest di Machu Picchu.
Porta del Sole (Intipunku)
Machu Picchu
Intipunku, la Porta del Sole, era l'accesso principale alla città di Machu Picchu. Il cancello, costantemente presidiato dai soldati, apriva le porte di Cusco a chi arrivava da sud. La porta, a 2745 metri sul livello del mare, è dedicata al culto di Inti, il Dio Sole, la cui luce fa il suo ingresso nella città sacra degli Incas proprio da qui.

Osservatorio astronomico (Intihuatana)
Machu Picchu
Intihuatana, o Inti Watana, è una delle più famose pietre rituali del Sud America. Le varie pietre della struttura sono disposte in modo da puntare direttamente al sole durante il solstizio d'inverno. In questo modo, secondo gli Incas, la pietra avrebbe "tenuto legato" a sé il sole durante il suo passaggio annuale nel cielo.



Gruppo dei tre portali
Machu Picchu
Il gruppo dei tre portali è un grande complesso architettonico costituito da tre "kancha", strutture con tre o più edifici rettangolari dotate di patio interno e disposte simmetricamente attorno a un cortile centrale. I portali sono orientati verso la piazza principale di Machu Picchu.



Per tutto il primo millennio dell'era volgare, l'America meridionale, nella zona andina, fu abitata da vari gruppi etnici, ciascuno dei quali aveva una particolare forma di civiltà.
In genere, gli abitanti della Cordigliera avevano sviluppato l'agricoltura ed erano giunti anche a coltivare le zone desertiche asportando gli strati superficiali di sabbia e coltivando lo strato sottostante reso umido da sorgenti sotterranee. Sapevano tessere canapa e vigogna e decorarle di vari motivi e vivaci colori.
Verso il 1400 d.C., la popolazione andina dei Quechua (chiamati poi con il nome di Incas dagli Europei), che abitava la zona attorno alla città di Cuzco, cominciò a estendere la propria sovranità sottomettendo le popolazioni circostanti meno forti e bellicose fino ad avere, tra il 1438 e il 1525, un vasto territorio lungo la zona costiera dell'Oceano Pacifico, vista sopra nella cartina.

UN PAESE LUNGHISSIMO E STRETTO
Il territorio dominato dagli Incas aveva le insolite dimensioni di 3 000 km di lunghezza per soli 500 km di larghezza: era una grande fetta estesa verticalmente.
L'espansione iniziò intorno al 1438 ca. sotto la guida del re Pachacutic: da Cuzco si diresse verso Nord, nella zona oggi occupata dall'Ecuador fino alla moderna Quito.
Dal 1471 il re Tupac estese la conquista a Sud verso la moderna Bolivia e il Cile, Santiago compresa. Sotto il dominio di Huayna Capac, iniziato nel 1493, ci si limitò invece a estendere ulteriormente le zone d'influenza a Nord di Cuzco. Un unico Impero, così, comprendeva territori oggi appartenenti a ben cinque stati diversi: Ecuador, Bolivia, Cile, Perù, Argentina.
Il dominio degli Incas però non fu di lunga durata: nel 1532 Francesco Pizzarro, dopo alcune spedizioni lungo la costa effettuate negli anni precedenti, giunse a Cuzco e, preso prigioniero con l'inganno il re Atahualpa, divenne signore di quelle terre che passavano così sotto il dominio della monarchia spagnola.
Pizzarro era stato attratto dalle notizie di favolose ricchezze che gli Incas avrebbero celato nelle loro dimore. Era vero: infatti le dimore regali nascondevano una gran profusione di suppellettili preziose, tanto che l'Inca (così era chiamato il re) Atahualpa, dopo alcuni mesi di prigionia, sperando di ottenere la liberazione, riuscì a riempire la stanza in cui era tenuto prigioniero, per un'altezza d 2 metri e mezzo, con del vasellame aureo che offrì a Pizzarro come riscatto.
Il gesto però non gli salvò la vita: Pizzarro accusò l'Inca di tradimento e, nonostante le proteste dei suoi stessi compagni, lo fece strangolare.
Gli Spagnoli non salvarono nulla dell'ingente patrimonio artistico: si limitarono a fondere loro per farne lingotti.
LA RELIGIONE INCAICA
La somma divinità era il Sole; gli Incas credevano che il fondatore della dinastia fosse Manco Capac, l'unico superstite dei quattro figli del Sole usciti dalla grotta dell'aurora e diretti verso i punti cardinali.
L'Inca, come discendente di Manco Capac, era quindi il rappresentante del Sole in terra. Il popolo gli tributava grande venerazione. Da giovane, l'Inca era tenuto nascosto fino ai sedici anni e poi presentato ufficialmente ai nobili e al popolo con una fastosa cerimonia.
Ogni apparizione dell'Inca era poi considerata cerimonia di culto e il popolo si prosternava a terra, mormorando preghiere.
Ne ebbero una prova gli stessi Spagnoli quando uccisero Atahualpa. Il popolo che, venuto anche da lontano, prosternato a terra, aveva tributato l'ultimo omaggio al suo Inca, continuò a rimanere prostrato senza smettere di pregare, finché, a notte, gli Spagnoli preoccupati ne fecero scomparire il corpo. Qualsiasi sventura o malattia che potesse capitare all'Inca o alla famiglia reale si pensava derivasse da spiriti maligni a causa di qualche mancanza o peccato del popolo e l'intera popolazione cercava allora di porvi rimedio con purificazioni generali, basate su digiuni e penitenze.

L'ORDINAMENTO SOCIALE
L'Inca era il capo assoluto: oltre a essere il sommo sacerdote in quanto figlio del Sole, era capo dell'esercito, poiché era il più forte, godeva della protezione divina e teneva nelle sue mani l'intera amministrazione dell'Impero.
I vari collaboratori, governatori e sovrintendenti alle terre conquistate, i capi dell'esercito erano tutti scelti fra i nobili componenti la famiglia reale per poter meglio mantenere questo accentramento. La nobiltà godeva così di enormi privilegi, mentre il popolo era in una posizione nettamente subordinata.
L'ECONOMIA
La base dell'economia era la coltivazione su larga scala del mais, dei fagioli e delle patate. Il mais oltre che all'alimentazione serviva per la celebrazione dei sacrifici e per le offerte sacrali. Per facilitare le coltivazioni su un territorio in gran parte montuoso, si era introdotto l'uso di suddividere il pendio in tante terrazze che agevolavano il lavoro ed evitavano franamenti.
Si era messo a punto anche un efficiente sistema di canalizzazione idrica per bonificare terreni incolti. Quando i popoli sottomessi si dimostravano in possesso di utili risorse tecniche, gli Incas non esitavano a estenderle a tutto l'Impero.
Assai praticato era l'allevamento, specialmente del porcellino d'India (pregiato per la sua carne), dei lama (adibiti al trasporto), degli alpaca e delle vigogne (apprezzate per il loro pelo).
Si organizzavano grandi battute di caccia per catturare le vigogne che, però, venivano nuovamente messe in libertà dopo una tosatura integrale. Dal loro pelo si ricavava un tessuto assai sottile, lucente, che gli Spagnoli scambiarono per seta.
UNA VERACE PROFEZIA
Si narrava presso gli Incas che un principe reale, mentre riposava in una grotta presso Cuzco, avesse avuto l'apparizione del Dio Viracocha, figlio del Sole, che gli predisse rovine da parte di popoli provenienti dal Nord.
Alcune rivolte interne fecero pensare dapprima a un avverarsi immediato della profezia. Ma una più meditata interpretazione dei sacerdoti, invece, attribuì alla profezia un significato più complesso: sarebbero giunti uomini barbuti, estranei all'Impero, padroni del fulmine e avrebbero distrutto gli Incas.
L'arrivo degli Spagnoli, cent'anni dopo con barbe e armi da fuoco, segnò così il compiersi di una vecchia profezia e la notizia dello sbarco fu portata con trepidazione fino a Cuzco dai messaggeri che, organizzati in perfette staffette, effettuavano le comunicazioni costanti e regolari fra le varie parti dell'Impero.

L'ARCHITETTURA DEGLI INCAS
Gli edifici degli Incas hanno una struttura massiccia e monumentale, ma perfetta al tempo stesso. Sono infatti costituiti da grosse pietre (che raggiungono a volte anche i 5 metri di larghezza) lavorate in modo da presentare facce perfettamente lisce e incastrate le une con le altre senza alcun legame cementizio. L'unione era perfetta tanto che si poteva dire che fra le varie pietre non passava neppure la lama di un coltello.
I palazzi (Cuzco) e le fortezze (Machu Pichu, Sacsayhuaman) presentano tutti esternamente queste murature enormi e compatte senza nessuna traccia di decorazione, differenziandosi così dai tipi di costruzione delle altre culture americane, come, per esempio, quella dei Maya o degli Aztechi.
Alle facciate esterne scandite solo da rare aperture di forma trapezoidale, faceva riscontro nei palazzi un interno fastoso per i rivestimenti in oro e argento, per i tappeti, per le preziose suppellettili, per i giardini con ogni specie di animali portati anche dalla- foresta vergine.
Per la copertura si usavano tetti di paglia e di giunchi intrecciati, in modo che potessero disegnare, contro la luce del cielo, motivi decorativi.
Interessante è anche la pianta di Cuzco con strade regolarmente costruite in modo da ottenere incroci a perfetto angolo retto. Il popolo soggiornava in modeste dimore di argilla o costruite con pietre e ciottoli; l'interno di queste case era privo di decorazioni.
Fra le altre arti, gli Incas praticavano ampiamente e con grande abilità la lavorazione dei metalli, di cui erano costitui sia gli oggetti ornamentali sia i boccali sia gli utensili di uso comune.
Fabbricavano anche molti vasi di argilla: la forma di vaso più comune era quella dell'anfora terminante a punta e con due piccole anse sulla pancia. Per le decorazioni si usavano motivi geometrici o motivi tratti dalla natura come nel caso di vasi decorati con steli di mais.
LA STORIA DEGLI INCAS
- Gli Incas costituivano originariamente una tribù guerriera che abitava le regioni e gli altopiani nel sud della Cordigliera Peruviana.
- Secondo la leggenda, il primo imperatore, Manco Capac, era stato mandato sulla terra dal padre, il diosole, intorno al XII secolo dell’era cristiana e si era stabilito a nord del lago Titicaca (dove sorge Cuzco)
- Circa per 300 anni gli Incas si scontrarono con le tribù più vicine.
- Il regno degli Incas iniziò sotto Viracocha e proseguì sotto il figlio Pachacuti fino alla conquista dell’intero lago Titicaca.
- Attorno al 1437 i territori degli Incas si allargarono oltre Cuzco conquistando le zone vicine.
- Pachacuti Topa arrivò a sottomettere il potente regno costiero e si spinse verso sud lungo le Ande.
- Nel 1493 l’impero comprendeva l’attuale Colombia.
- Nel 1527 si scatenò una lotta per la successione tra  Huascar e Atahuallpa. Ne uscì vincitore Atahuallpa che fece uccidere il fratello.
- La guerra civile aveva indebolito fortemente l’impero che diventò facile preda per i conquistadores spagnoli sotto il comando di Francisco Pizarro.
IL TERRITORIO
Gli Incas vivevano in un territorio, poco più vasto dell’attuale Perù, che è dominato dalle grandi catene montuose delle Ande.
La maggior parte dell’impero era costituito da catene montuose oltre i 3000 metri d’altezza. Al di là delle catene costiere le piogge sono scarsissime ma i venti dell’est soffiano sopra le grandi giungle amazzoniche, essi scaricano le piogge via, via che si alzano verso le vette delle grandi catene montuose.
Il terribile deserto è tagliato da pochi fiumi che alle foci sono popolati da alcuni animali: leoni marini, foche e balene.
Ci sono grandi differenze climatiche tra i freddi altopiani e le calde e umide foreste pluviali del bacino amazzonico e la zona costiera influenzata da una corrente fredda che bagna la costa abbassando la temperatura per molti mesi.
Questo territorio era abitato da due tipi di popolazione: quella che viveva sulla costa e quella che viveva lungo le falde delle vallate e sugli altopiani
Machu Picchu fu una delle più grandi e importanti città incaiche degli altopiani.
LA SOCIETA’ INCAICA
La società incaica era ben ordinata. Ognuno, dal Sapa Inca, al contadino, conosceva la sua posizione sociale, le sue responsabilità e i suoi compiti.
Nel gradino più alto c’era il Sapa Inca  (imperatore)  e la sua Coya   (moglie) cui era affidato il potere.
Sotto di loro vi era il sommo sacerdote e il comandante dell’esercito.
Di livello altrettanto elevato erano i quattro APO: i governatori dei quattro cantoni.
Tutti questi erano  discendenti dei vecchi Sapa Inca, infatti, le più alte cariche dell’amministrazione spettavano ai membri della famiglia dell’Imperatore.
Questi giudici, generali e altri funzionari formavano i ranghi privilegiati.
Sotto queste classi privilegiate stavano i funzionari amministrativi e altri artigiani: falegnami, spaccapietre…
Però la parte più numerosa della popolazione che formava la base della società incaica, era costituita da semplici famiglie: contadini che lavoravano le terre.
IL SAPA INCA
Il titolo di Sapa Inca  significa “l’unico imperatore“.
Quando il Sapa Inca  saliva al trono doveva sposarsi con sua sorella maggiore, che veniva chiamata
Coya (regina ).
Il loro primo figlio a sua volta sarebbe diventato il futuro Sapa Inca .
Il Sapa Inca poteva avere anche piu’ di una moglie.
L’imperatore era un sovrano assoluto. I consiglieri che sceglieva il Sapa Inca, potevano aiutarlo a risolvere i suoi problemi, ma solo le sue parole erano legge.
Doveva preparare i piani per le guerre intraprese in suo nome.
Nessuna città e nessun  edificio poteva essere costruito senza il permesso del Sapa Inca.
Con visite frequenti gli amministratori e i governatori delle provincie lo informavano di tutto quello che  accadeva nel suo impero. Il Sapa Inca viaggiava molto per visitare il suo popolo.
Ogni Sapa Inca costruì un proprio palazzo nel centro di Cuzco, dal quale governava il suo paese .
L’imperatore era circondato da oggetti belli, fatti apposta  per lui e veniva servito dalle proprie mogli. Quando il Sapa Inca moriva, il suo corpo veniva mummificato, conservato e tenuto nel  palazzo, dove i servi continuavano a occuparsi di lui come avevano fatto quando era vivo.
AGRICOLTURA
Al tempo degli Incas la popolazione residente era più numerosa di oggi quindi la produzione del cibo era un problema importante.
L’attività principale di questo popolo era l’agricoltura: si coltivavano soprattutto le patate e il mais, un vegetale ancora sconosciuto in Europa, che cresceva bene anche sugli altipiani delle Ande.
I prodotti della terra servivano in parte al mantenimento dei membri delle piccole tribù legate da vincoli di parentela.
Ogni famiglia passava il proprio tempo a lavorare le terre del sole. Questo era il dovere religioso più importante di ogni capo famiglia.
Persino i bambini dovevano lavorare. I ragazzi lavoravano nei campi, facendo scappare uccelli e animali dalle terre coltivate, mentre le bambine lavoravano a casa.
Un ispettore di tanto in tanto visitava le campagne per valutare il quantitativo di grano da versare come tributo allo Stato. Il raccolto del granturco, veniva conservato in piccoli magazzini statali. Se il raccolto andava male, si prelevavano le scorte alimentari dai magazzini in modo che nessuno soffrisse la fame.
Ogni pezzetto di terra veniva coltivato.
Ottenevano raccolti abbondanti concimando la terra con pesci ed escrementi di uccelli
TERRAZZAMENTI
Nelle regioni montuose, gli abitanti dei villaggi non solo coltivavano le valli dei fiumi ma costruivano terrazzamenti irrigati chiamati ANDENES lungo i fianchi delle colline.
Innalzavano muri di pietra attraverso i pendii e colavano di terra la zona tra un muro e l’altro.
Le montagne sembravano gigantesche scalinate, tutte verdi al momento della crescita delle colture.
Le sorgenti di montagna venivano deviate e fatte scorrere lungo le terrazze. Qua e là, attraverso i canali d’acqua, erano poste lastre di pietra di sbarramento, che potevano essere sollevate per irrigare attorno ogni appezzamento di terreno.
L’autorità centrale mandava esperti incaricati dal governo che supervisionavano la selezione e là semina delle messi, e insegnavano ai contadini le tecniche di drenaggio, fertilizzazione e terrazzamento.
Gran parte del raccolto veniva requisita per le esigenze della famiglia imperiale o immagazzinata in vista di distribuzioni pubbliche in caso di emergenza
L’ ALLEVAMENTO
Molto importante era l’allevamento di lama, alpaca e vigogna.
I  LAMA erano utilizzati come bestiame da soma, mentre gli ALPACA venivano addomesticati e allevati principalmente per ricavare la lana.
Nei pascoli si ammassavano greggi di ALPACA, (che sono un tipo di lama come i vigogna), la cui lana forniva indumenti per quasi tutta la popolazioni.
La VIGOGNA SELVATICA veniva cacciata soltanto per ordine del Sapa Inca, che era l’imperatore.
La fine lana dei VIGOGNA era riservata agli indumenti d’Inca e dei funzionari più importanti.
PESCA
Le popolazioni incaiche si nutrivano di pesce che i pescatori pescavano su delle zattere. Catturavano il pesce con degli ami ma anche con delle reti chiamati scorticarie.
NAVIGAZIONE
Da molte città costiere salpavano grandi zattere in legno di balsa (legno sottile). Ognuna era dotata di una grande vela bianca di stoffa e ai lati di due file di rematori. Grandi quantitativi di merce di scambio venivano trasportati in questi vascelli lungo la costa.
ARTIGIANATO
Gli artigiani inca producevano ceramiche, tessuti, ornamenti di metallo, utensili in bronzo e armi con belle decorazioni.
I vasai facevano orci e vasi secondo disegni tradizionali e gli orafi lavoravano in oro ed argento oggetti favolosi per adornare palazzi e templi.
Alle persone anziane erano affidati lavori leggeri come la raccolta di legna da ardere e l’istruzione dei bambini.
ATTIVITA’ FAMILIARI
Tutti i membri della famiglia lavoravano. Tutti aiutavano nei lavori dei campi all’epoca della semina e del raccolto.
Ma c’erano anche molti altri lavori.
La madre faceva abiti per tutta la famiglia con la lana di alpaca, che lei e le figlie avevano filato e tinto.
Gli uomini intrecciavano l’erba per le calzature o ritagliavano la pelle di lama per fare robusti sandali.
Le donne intrecciavano i canestri usati per trasportare carichi sul dorso.
La maggior parte dei tegami e degli utensili di legno erano  fatti in casa.
Nella casa andina non c’erano nè letti nè sedie.
La famiglia dormiva su stuoie e si sedeva sui calcagni per lavorare e mangiare.
Il pasto principale della giornata veniva consumato la sera. In genere si trattava di uno stufato fatto con patate, granoturco, fagioli e altre verdure, aromatizzato con spezie piccanti. Si arrostivano anche le pannocchie di granoturco.
In occasioni speciali si mangiava la carne dei porcellini d’India.
La maggior parte delle famiglie viveva sulle terre che coltivava.
Le case erano fatte di blocchi di pietra irregolari e le fessure del muro erano chiuse con argilla.
Dato che nessuno rubava il cibo o le cose altrui, non c’erano le porte come le intendiamo noi. Per isolarsi dal vento bastava una pelle di animali o una tenda di stoffa.
FILATURA E TESSITURA
Sono stati trovati solo pochissimi resti di tessuti incaici; la maggior parte sono marciti con il passare dei secoli nel clima umido degli altipiani. Tuttavia dai frammenti che rimangono si può dedurre che gli Incas erano abili tessitori.
Fin dalla tenera età tutte le fanciulle imparavano a filare e a tessere e anche a raccogliere piante da cui estraevano le materie coloranti per tingere la lana di alpaca. La lana veniva tinta prima della filatura, poi tessuta in pezze di stoffa calda e soffice e infine cucita per farne abiti. La stoffa era generalmente in tinta unita, a volte con una riga o con semplici motivi geometrici intessuti.
La stoffa per gli abiti della famiglia del Sapa Inca era molto più elaborata. Veniva tessuta da tessitori di professione e dalle Vergini del Sole, che erano le sarte dell’Imperatore e che avevano anche il compito di vegliare il Tempio del Sole.
Per questi si usava la lana serica della vigogna che veniva tinta in colori vivaci. I disegni erano complicati, geometrici, spesso ripetuti su tutto il pezzo di stoffa.
ABITI E ORNAMENTI
La stoffa e la decorazione degli abiti che venivano indossati dal popolo incaico cambiavano a seconda del loro rango, ma il tipo di abbigliamento era sempre lo stesso.
Gli uomini portavano una tunica che arrivava circa ai ginocchi, sulle spalle spesso c'era un grande mantello aperto sul davanti.
Ai piedi venivano messi dei sandali di cuoio o calzature d'erba.
Le donne mettevano vestiti lunghi, che arrivavano circa fino alla caviglia, certe volte indossavano una cintura molto larga e una mantellina di lana fina.
Sui cappelli mettevano un pezzo di tessuto ripiegato, che scendeva fino sulla schiena.
Nelle regioni montuose tutti gli abiti erano fatti di lana, ma nelle zone costiere si portavano vestiti più leggeri, di cotone.
LIVELLO CULTURALE DEL POPOLO INCA
Gli Incas erano un popolo di indios di lingua “quechua” che aveva costituito un vasto impero sulle Ande.
La civiltà Inca non conobbe l’uso della scrittura né quello della ruota.
Nonostante l’arretratezza tecnologica gli Inca costruirono imponenti edifici in pietra:
templi, palazzi, fortezze (ad esempio il complesso di Machu Picchu o il Tempio del Sole a Cuzco), ponti sospesi di corda (alcuni oltre i cento metri di lunghezza), canali di irrigazione e acquedotti.
LE CITTA’ INCAICHE
Le città incaiche erano molto diverse dalle nostre che comprendono negozi uffici e abitazioni.
Nelle città incaiche vivevano pochissime persone; la gente in gran parte viveva nei villaggi circostanti.
La città era quasi esclusivamente solo centro di governo. Qui erano conservati i dati riguardanti i piccoli paesi circostanti.
I funzionari locali si recavano in centro per riferire le notizie sulla situazione dei villaggi. La città, in caso di problemi, poteva richiedere aiuto alle popolazioni circostanti. In caso di carestia, le scorte venivano registrate dai “ Quipucamayoc”, i contabili incaici.
In ogni città il Sapa Inca aveva a disposizione un palazzo che veniva utilizzato dal governatore.
Sulle strade principali della città vi si trovavano le stazioni dei “Chasquis” i quali consegnavano messaggi provenienti da tutti i posti dell’impero.
C’erano anche i magazzini per i tributi, che venivano accumulati sotto forma di prodotti della terra.
C’erano quartieri artigianali dove orefici, carpentieri,  tessitori e altri vari esperti artigiani producevano oggetti speciali per l’imperatore e per i templi.
Un edificio importante era il Tempio del Sole; questo infatti veniva onorato come dio. Accanto al tempio vi era l’ “Acllahuasi”, dove vivevano le vergini del sole.
LA RELIGIONE
La religione incaica era il frutto della fusione di tre matrici culturali diverse:
la civiltà di TIAHUANACO, quella propriamente Inca e quelle delle tribù costiere mochica e chimù.
C’erano tre divinità supreme: una era il dio-bambino Viracocha “ schiuma del mare”, inconoscibile, creatore sovrano di tutti gli esseri viventi, del sole della luna e delle stelle; un altro dio era Pachacamac, dio della luna in tutto simile all’uomo; il terzo Inti, il sole creatore degli Incas, sposo di Mama  Quilla (mamma luna) e padre, oltre che di Manco Capac (l’uomo potente), anche di mama Oello (mamma Uovo), sua sorella e moglie.
La leggenda narra che Manco Capac e mama Oello erano partiti dal lago Titicaca con una bacchetta d’oro consegnata loro dal padre Inti e avevano fissato il punto in cui si sarebbero stabiliti, e lì sorse Cuzco. Gli inca-sovrani erano perciò ritenuti discendenti del Sole e divinità a loro volta.
Ma il Pantheon comprendeva anche molte altre divinità particolari, di tipo ANIMISTA, che ricordano da vicino l’antica religione latina in quanto attribuiva un dio (huaca) a ogni villaggio clan e famiglia. Cerimonie e rituali erano numerosi e molto elaborati, connessi primariamente con i cicli agricoli e la cura della salute; nel corso del loro svolgimento venivano sacrificati animali vivi (i sacrifici umani erano meno frequenti).
Le feste più grandi cadevano ai due solstizi: le Intip Rayami, in onore di Inti, si protraevano per otto giorni.
Del ricco insieme di usanze, narrazioni e musiche inca, sopravvivono oggi solo scarsi frammenti.
Gli Incas celebravano la “Festa del Nuovo Anno”. Si riunivano nella campagne e abbandonavano le città. Il resto della popolazione si riuniva nella piazza vicina al tempio. All’interno del sacro edificio l’Inca (l’imperatore) si toglieva la corona (una semplice fascia frontale decorata con un simbolo sacro) e pregava il Sole per tutta la notte.
Poi quando i raggi del sole nascente inondavano il tempio, egli usciva sulla piazza incontro a un candido lama. Parlava all’animale e gli affidava un messaggio per gli dei. Poi il lama veniva condotto a morire sulla montagna perché por
tasse il suo messaggio al sole. Allora la gente danzava e bevevano chicha (birra di granoturco).   
LA FINE DELL’IMPERO INCAICO
Nel 1530 un soldato Spagnolo fu incaricato di formare un esercito di soldati per effettuare una spedizione nel sud America per impadronirsi della presunta enorme quantità d’oro.
Questo soldato portava il nome di Francisco Pizarro.
Dopo due tentativi non riusciti, Pizarro sbarcò sulla costa Peruviana. Trovò il paese distrutto da una guerra civile tra Huascar, il legittimo erede e il fratellastro Atahuallpa, che tentava di prendere il posto di Sapa Inca. I soldati di Atahuallpa avevano appena catturato e imprigionato Huascar.
In un primo momento gli Incas furono incuriositi dall’arrivo degli Spagnoli e di paura non ne avevano. Huascar e i suoi  seguaci li accolsero benevolmente pensando fossero persone venute dal cielo per punire Atahuallpa. Lui stesso accolse Pizarro e i suoi uomini  a Cajamarca sicuro di non avere nulla da temere vista la maggioranza di uomini a sua disposizione. Ma Atahuallpa venne catturato da Pizarro  e gli Incas furono spaventati dai cannoni e dai cavalli e non riuscirono a resistere all’attacco a sorpresa degli Spagnoli.
Da quel momento cominciò il declino del impero incaico. Pizarro tolse molta parte del potere agli Incas i coloni spagnoli conquistarono tutte le terre incaiche.
Le Origini
La storia degli Inca affondano le proprie radici nell'agricoltura e nello sfruttamento delle risorse, seppur esigue, offerte dal territorio.
Nate come piccole tribù della costa peruviana, le popolazioni antenate degli Inca iniziarono a fondare piccole città e insediamenti lungo i numerosi fiumi della zona, arrivando a colonizzare gli altipiani nel cuore delle Ande, la catena montuosa che attraverso il Centro-Sud America (da qui l'aggettivo "andino" che spesso si affianca ad elementi tipici della cultura Inca).
Qui, gli Inca procedettero a trasformare il territorio ostile in una zona coltivabile e vivibile, livellando le asperità della roccia, incanalando corsi d'acqua e creando terrapieni su cui poter piantare culture e costruire case solide; tutto molto sorprendente, se si pensa all'arretratezza della tecnologia di cui disponevano!

Le famose e antiche piscine di sale nei pressi di Cuzco, in Perù. Da secoli, in questo luogo particolare si produce sale facendo evaporare l'acqua salata contenuta in ciascuna delle piccole e poco profonde vasche. Quando il sole illumina la distesa con la giusta angolazione il gioco di colori è impressionante.
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CHI ERANO GLI INCA? CONOSCIAMO MEGLIO I DOMINATORI DELLE ANDE!
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Abili artigiani ed instancabili lavoratori, gli Inca costruirono un vasto Impero nonostante il territorio ostile e "verticale" delle montagne andine
Insieme agli Aztechi e ai Maya, l'Impero Inca fu una delle civiltà precolombiane più importanti del Centro-America (prosperarono nelle attuali Perù e Bolivia) tra il XIII e il XVI secolo.
Le Origini
La storia degli Inca affondano le proprie radici nell'agricoltura e nello sfruttamento delle risorse, seppur esigue, offerte dal territorio.
Nate come piccole tribù della costa peruviana, le popolazioni antenate degli Inca iniziarono a fondare piccole città e insediamenti lungo i numerosi fiumi della zona, arrivando a colonizzare gli altipiani nel cuore delle Ande, la catena montuosa che attraverso il Centro-Sud America (da qui l'aggettivo "andino" che spesso si affianca ad elementi tipici della cultura Inca).
Qui, gli Inca procedettero a trasformare il territorio ostile in una zona coltivabile e vivibile, livellando le asperità della roccia, incanalando corsi d'acqua e creando terrapieni su cui poter piantare culture e costruire case solide; tutto molto sorprendente, se si pensa all'arretratezza della tecnologia di cui disponevano!
Le famose e antiche piscine di sale nei pressi di Cuzco, in Perù. Da secoli, in questo luogo particolare si produce sale facendo evaporare l'acqua salata contenuta in ciascuna delle piccole e poco profonde vasche. Quando il sole illumina la distesa con la giusta angolazione il gioco di colori è impressionante.
L'espansione Inca si trasformò in un vero e proprio Impero quando, nel XV secolo, la grande città di Cuzco espanse il proprio dominio su tutta la regione.
Motivo della prosperità degli Inca, oltre alla già citata laboriosità del suo popolo, è da ricercare nel forte senso di reciprocità diffuso tra i vari starti della società andina: in pratica, pur con interessi e importanza diversi, gli individui delle città Inca cooperavano insieme, sia economicamente che in termini di forza-lavoro, per la costruzione di infrastrutture che migliorassero la qualità della vita (palazzi, strade ecc..) e accrescessero il benessere dell'intera città.
La proprietà privata era quasi sconosciuta, così come la moneta, e anche le terre da coltivare erano spesso redistribuite in base a criteri di produttività e di compenso per il proprio lavoro (ad esempio come pagamento per funzionari e soldati)
L'economia era quindi basata sul baratto, piccoli tributi religiosi in date prestabilite e scambio di prestazioni lavorative (Es: "Vuoi un chilo di patate? rifammi il tetto!).
La società
Il fatto che la collettività collaborasse in un complesso sistema di favori e ricompense, non significava che tutti erano uguali!

A capo della società vi era, ovviamente, il Re, il signore assoluto detto Inca (da qui il nome alla civiltà su cui regnava), che veniva venerato come un semidio e viveva nel lusso più sfrenato.
La divinità del sangue di re era così preziosa che per essere mantenuta, non era insolita che un sovrano sposasse la sua stessa sorella, così da preservare la purezza della stirpe.
Il re comunque poteva avere molte mogli e concubine, con il risultato che i figli regali erano molto numerosi e rendevano sempre complicate le fasi di successioni da un re all'altro.
Sotto il re stavano nobili, che amministravano i possedimenti dell'Impero e si occupavano delle operazioni militari, e i sacerdoti, che nonostante la grande importanza, non erano esageratemente agiati, come invece accadeva in altre civiltà.
Il popolo e la servitù infine reggevano l'intero sistema, coltivando la terra (perlopiù patate, mais, peperoncini e quinoa), producendo fini utensili e vasellame pregiato, allevando lama e piccoli ovini e procurando la mano d'opera necessaria per grandi "opere pubbliche".

Nonostante non conoscessero la ruota, gli Inca disponevano di una efficientissima rete stradale e grandi ponti di corda che collegavano città e grandi villaggi in modo da favorire i commerci e la diffusione di notizie anche da grandi distanze: 5500 km di strade permettevano ai messaggeri, seppur solo correndo, di coprire ampi in percorsi in poche settimane.
Scrittura e religione
L'ascesa di una società così complessa avvenne in assenza di scrittura: censimenti, registri e documenti importanti venivano compilati tramite l'uso dei quipu, cordicelle colorate sulle quali i nodi rappresentavano numeri e oggetti di statistica.
Anche la religione serviva da "colla" per la società, poiché riti e sacrifici (raramente anche umani) servivano per creare legami tra persone della medesima condizione sociale.
Il Dio più importante era il Sole, di cui gli Inca si ritenevano diretti discendenti, anche se la Creazione del mondo era attribuita a Viracocha, un gigante spesso raffigurato con due bastoni nelle mani che avrebbe plasmato e distrutto varie generazioni di umanità.
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