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Il Gatto :un Essere Misterioso con poteri speciali

Il Gatto :un Essere Misterioso con poteri speciali
Il gatto: animale curioso, particolare, con molte credenze popolari che si portano avanti da millenni.
I gatti sono curiosi e complessi, addomesticati ma selvaggi, riservati, premurosi, affettuosi o lunatici. Ci appaiono misteriosi ed eleganti, giocherelloni e teneri, dolci micini o feroci cacciatori, compagni dell'uomo da millenni , spesso ispiratori di opere e di stile di vita, ma sempre fieri della propria indipendenza: sono creature superiori, meravigliose, eccezionali, specialmente i nostri.
Sino a quando l'Inquisizione decise di estirpare le religioni pagane del tutto con la bolla di papa Innocenzo III.
Molte persone innocenti furono torturate e assassinate, Donne, uomini, anziani e bambini, spesso intere famiglie.
L'Inquisizione aveva addirittura un libro da consultare, il Malleus Maleficarum, pubblicato per la prima volta nel 1486.
Insieme alle Streghe furono bruciati circa otto milioni di Gatti, perch? considerati bestie del demonio, probabilmente fu anche questo oltre ad altri motivi a fare in modo che le pestilenze che si scatenarono su tutta l'Europa fossero inarrestabili.
Nei tempi passati, sorsero in alcuni paesi europei superstizioni di ogni genere relative ai gatti. Nel medioevo questi animali erano associati a ogni sorta di malefici e diavolerie, considerati indivisibili compagni di streghe e fattucchiere, sempre implicati in tutto ci? che sapeva di magia. I gatti neri, che erano ritenuti apportatori di sventura, venivano acciuffati e arsi vivi, talvolta unitamente a coloro che erano ritenuti sospetti di stregoneria. Ancor oggi, ? radicata in molti la credenza secondo il cui vedersi attraversare la strada da un gatto nero costituisce segno di cattivo presagio.


Con la sola eccezione del Sud America, della Germania, e degli U.S.A., la figura del gatto nero viene paragonata, nel resto del mondo, come araldo di malasorte e presagio del lato oscuro della realt?.
L'Irlanda ? una vera e propria miniera di miti e leggende sui gatti neri dandogli il ruolo di aiutante di taumaturghi, esempio eccellente Muezza, il gatto di Maometto, di cui parleremo nel prossimo capitolo.
I gatti celtici del mito irlandese sono semplici miniature del demone che avanza, venuti a distruggere il mondo umano ed ad oscurare la marea con il sangue del sacrificio.
Contrariamente alla precedente apocalittica visione c'era un tempo in cui i gatti erano venerati in Europa, prima della caccia alle streghe del Medioevo.
Il gatto nero, portatore di magia era rappresentante delle tenebre; ma grazie alla pelliccia che poteva anche assumere il bagliore luminoso del chiaro di luna poteva contare su una duplice identit?. Inoltre il nero era un sottoprodotto del fuoco, che per gli antichi era una realt? positiva.Tutti questi aspetti erano, e sono ancora oggi, presenti nel gatto nero e sulle leggende che ne derivano.

Un grande legame esoterico dal punto di vista della mitologia e della religione ha sempre caratterizzato il rapporto tra uomo e gatto. Probabile ? il fatto che il gatto prima di essere addomesticato sia stato adorato, infatti nell'antico Egitto era venerata una divinità femminile chiamata Bastet, avente corpo di donna e testa di gatto, simbolo della vita della fecondità? e della maturità?. In India invece troviamo la dea Sasti, una divinità? felina simbolo di fertilit? e maternità?.
Nell' antico Egitto il gatto era ritenuto animale sacro e divino, infatti, alla loro morte venivano imbalsamati e sepolti con ogni onore. Attraverso l' Egitto il gatto giunse nei paesi arabi dove per? l' animale eletto era il cavallo, ben presto però anche il nostro amico felino venne preso in simpatia e la sua fama ben presto eguagliò quella equina.

Si narra il mito del gatto di Maometto, Muezza, il primo gatto con nove vite della storia; Questo gatto privilegiato si addormentò sulla manica del padrone quando lo stesso dovette allontanarsi e, non volendo disturbare il gatto così profondamente addormentato, tagliò la manica sulla quale dormiva il gatto. Al ritorno di Maometto, Muezza si inchinò in senso di gratitudine nei confronti del Profeta, il quale, l'accarezzò tre volte sul dorso, infatti secondo alcune leggende questo gesto consente al gatto di atterrare sano e salvo dall'alto sulle zampe. Il numero tre ha un significato importante poichè tre per tre volte indica l'infinito nella mitologia donando così al gatto una vita infinita.
Bisogna chiedersi, per comprendere fino in fondo il significato della leggenda, che cosa potesse rappresentare il taglio della manica della veste effettuato dal profeta come offerta simbolica al gatto. La manica destinata a Muezza altro non era che un dono destinato ai gatti di tutto il mondo e di tutti i tempi, che cosa vi fosse racchiuso, nessuno lo sa,  comunque apprezzabile il fatto che sia stata destinata ai domestici felini quale segno di riconoscenza, analizzato in questo contesto la sacra eredità risulta essere veramente notevole perch? conferisce al gatto dalle nove vite un'eternità di virtù : le azioni risultano essere sempre più forti delle parole.
Nella leggenda non è molto chiara il tipo di razza a cui appartenesse Muezza, pare potesse essere un' Abissino perch? gatto sacro ufficiale dell' antico Egitto.
Un animale così leggendario deve conoscere verità che noi non saremo mai in grado di percepire, infatti, un detto africano dice che "Quello che ignori è più saggio di te".
Anche Etruschi e Romani conoscevano ed apprezzavano il gatto e si servivano delle sue doti per debellare i topi portatori di malattie.
Il periodo medievale non è stato buio solo per l' uomo ma anche per il gatto, nella mentalit? popolare erano infatti considerati animali demoniaci, in quanto tali subirono infatti torture e sevizie.


Successivi studi medici effettuati sul gatto nel 1800 stabilirono che esso era un' animale non portatore di malattie trasmettibili all'uomo, come tale venne successivamente accolto anche nei salotti più esclusivi.
Si narra che il Birmano discenda da un' antica popolazione di gatti sacri ospitati in un tempio Khmer di Myanmar. Durante un assalto al medesimo tempio, il gran sacerdote venne mortalmente ferito ed il suo fedele gatto Birmano si accucciò sopra di lui rivolgendo lo sguardo alla divinità del tempio stesso, mentre ciò accadeva, il suo mantello divenne dorato e gli occhi blu, quando si voltò verso la porta del tempio le sue zampe si tinsero di marrone ad eccezione delle zampe posteriori ancora appoggiate sul padrone morente le quali rimasero bianche candide.Guidati dallo sguardo del gatto ancora rivolto alle porte del tempio, i monaci si precipitarono a chiuderle, salvandosi cos? dal saccheggio e dalla distruzione.
Il gatto non abbandon? il suo padrone, e mor? sette giorni dopo di lui; quando i monaci si riunirono per eleggere il nuovo successore del sacerdote videro accorrere tutti i gatti del tempio trasformati nelle sembianze di Sinh, il gatto Birmano del sacerdote defunto.
Da ciò deriva il nome della razza, Gatto Sacro di Birmania.
Un' antica leggenda di origine Polacca narra di una gatta che, disperata per la fine che avrebbero presto fatto i propri cuccioli, gettati al fiume dal proprio padrone, stava manifestando tutto il suo struggente dolore con pietosi e strazianti miagolii.
I Salici, presenti sulla sponda del fiume, impietositi dalla scena atroce, tesero i loro rami verso il fiume per permettere ai gattini di aggrapparsi, cos? facendo li salvarono dalla triste fine.
Da allora, ogni primavera i Salici non fioriscono ma, in ricordo di quanto accaduto, si ricoprono di una morbida infiorescenza lanuginosa e di colore bianco, simile al pelo dei gattini, tali infiorescenze vengono chiamate proprio "gattini".
Gli animali sentono, "vedono", comunicano con altri sensi (l'ESP) Testo di Bill Schul, tratto da "Anche gli animali vanno in Paradiso", S.Apuzzo - M.D'Ambrosio, Edizioni Mediterranee, giugno 2001


Un esperimento incruento dimostra, tra i tanti che sono stati condotti, come gli animali percepiscano in modo nitido gli avvenimenti anche se "privati" dei normali sensi:

un boxer fu collegato a un elettrocardiografo in una stanza, mentre la sua proprietaria si trovava in un' altra stanza.

Senza avvisare la donna, un estraneo si precipit? dentro insultandola e minacciandola di percosse.

Essa raccont? di essersi veramente spaventata, come si pu? ben pensare.

Il suo cane che si trovava nell' altra stanza insonorizzata deve aver percepito che la sua padrona era in pericolo, perch? in quel preciso istante il suo battito cardiaco divenne violento.

In un recente viaggio a Denver dovetti far revisionare la mia macchina; il meccanico not? parecchi libri di parapsicologia sul sedile e mi chiese se credevo a 'quel genere di cose', e aggiunse in fretta che lui stesso non vi credeva molto.

Il mio tentativo di parlargli di alcune serie ricerche in quel campo fu presto interrotto dall'uomo, che mi raccont? di tutti gli incidenti capitati al suo grosso Labrador che gli leggeva nel pensiero e di un cavallo che sapeva sempre quando nascondersi quando qualche membro della famiglia voleva cavalcarlo.


Vi sono montagne di prove che indicano le capacità extra-sensoriali degli animali: animali domestici che sanno quando il padrone muore o è in pericolo anche se è lontano centinaia di chilometri;

capacit? di leggere nella mente;

predizioni di terremoti, temporali e perfino bombardamenti molto tempo prima che abbiano luogo:

capacità di attraversare un continente alla ricerca del padrone perduto;

il loro ritorno dall' aldil? per avvisare i padroni di un pericolo;

perfino preveggenza, come nello strano caso di Missie, il Boston terrier che sapeva contare e dialogare con gli esseri umani secondo un linguaggio convenzionale.


Strani racconti di poteri che pochi di noi, la razza 'superiore' del pianeta, possiedono.

Parecchi anni fa, il nostro vicino tenne per qualche tempo presso di se un grosso gatto persiano che apparteneva a sua madre, che si era recata in Inghilterra per visitare degli amici.

Il gatto e l'anziana signora avevano vissuto insieme in un appartamento per quattro anni e non si erano mai separati per pi? di un giorno.

Quindi fu comprensibile che il gatto fosse sconvolto per parecchi giorni per essere stato lasciato solo, ma presto si abitu? al nuovo ambiente e sembr? ragionevolmente sereno.

Ma un mese dopo che la sua padrona se ne era andata, il gatto sedette in un angolo della stanza miagolando pietosamente, rifiutando di mangiare e ignorando tutte le attenzioni.

Il pomeriggio del secondo giorno il gatto cominci? a emettere dei miagolii strazianti.

Dopo un'ora il mio vicino ricevette una telefonata che lo avvisava che sua madre era morta per un attacco cardiaco mentre la portavano all'ospedale.


Forse gli animali fanno uno sforzo maggiore per comunicare con noi di quanto noi ne siamo consapevoli e la maggior parte dei loro messaggi non ricevono mai la nostra attenzione.

La nota psicologa degli animali Beatrice Lydecker la pensa così.

Ha dimostrato alla televisione nazionale, con piena soddisfazione di molti studiosi di animali, la sua capacità di comunicare con gli animali.

Riassume i risultati delle sue ricerche in What the Animals Teli Me, affermando che gli animali non comunicano verbalmente, bens? per mezzo dell'ESP.

La Lydecker cita i risultati di test che dimostrano come una persona può comunicare coll'animale preferito attraverso un linguaggio non verbale e visualizzando ciò che vuole.


Ai padroni di cani e gatti si dà il seguente consiglio:

"Per abituare il vostro beniamino a capire la parola 'seduto' per esempio, ditegli di sedere mentre lo visualizzate in quella posizione.

Presto l'animale risponder? al comando mentre riceve l'immagine da voi.

Mentre viene dato questo tipo di istruzione, avviene un tipo di comunicazione ESP.

Si conversa nel linguaggio degli animali.


Quando diventerete abili, diventer? naturale chiacchierare col vostro gatto (attraverso le immagini ESP)".
Mentre molti avranno difficoltà a credere a ciò, gli zoologi Maurice e Robert Burton osservano nella loro nuova enciclopedia sul comportamento degli animali Inside the Animai World che "sarebbe molto difficile convincere il proprietario di un cane che il suo animale non comunica telepaticamente".

La loro enciclopedia riporta degli esempi straordinari di telepatia animale.


Infine lo psicologo J.B. Rhine, noto per le sue ricerche in questo campo, riferisce che esperimenti ben controllati sull' ESP degli animali confermano l'evidenza di ci? suggerendo che la capacit? degli animali, a trasmettere e a ricevere messaggi telepatici, è una proprietà acquisita dell'organismo animale che precede la coscienza sensoriale.


La telepatia potrebbe spiegare l'improvviso cambio di direzione di uno stormo d'uccelli che volano assieme, e potrebbe anche aiutarci a capire come mai cani e gatti sono in grado di ritrovare i loro padroni anche a grandi distanze, in luoghi dove non sono mai stati.

Parecchi anni fa alcuni ricercatori dell' Istituto di Parapsicologia del North Carolina verificarono la storia di un gatto che era andato da New York fino in California per ritrovare il suo padrone.

Sembra che il padrone, un veterinario, affidasse il gatto a degli amici quando era in viaggio.


Cinque mesi pi? tardi, un gatto entr? dalla porta principale della sua casa.

Egli rimase stupito di fronte alla somiglianza del gatto che aveva innanzi col suo gatto di prima e fu ancora pi? sorpreso quando l'animale entr? in casa e and? a mettersi direttamente su quella che era stata la sua sedia favorita.

Un esame del gatto cancell? ogni dubbio perch? anch' esso aveva una vertebra pi? larga delle altre.

La sopravvivenza degli animali dopo la morte ? stata confermata da coloro che si sono trovati in stati particolari dove hanno potuto verificarlo.

Racconti di esperienze fatte fuori dal corpo sono stati divulgati largamente dai media.


Spesso i racconti sono stati fatti da persone che hanno sub?to una morte clinica, hanno lasciato il corpo e a quanto si dice hanno sperimentato altri piani di esistenza e poi sono ritornati nei loro corpi ed hanno riferito ci? che ? loro accaduto durante quel periodo.

Esperienze fuori dal corpo tuttavia non sono limitate all'improvviso arresto delle funzioni vitali.

Quando all' universit? parlo di stati alterati di coscienza talvolta chiedo che alzino la mano coloro che in qualche modo hanno avuto l'esperienza di essere separati dal loro corpo fisico e sono rimasto stupito nel vedere che circa un terzo degli studenti rispondeva affermativamente.

Vi sono anche stati coloro che hanno sviluppato quest'abilit? o talento al punto che possono volontariamente separare la coscienza dal corpo.

Mantenendo piena consapevolezza, possono viaggiare mentalmente in altri luoghi dentro il nostro piano di realt? e pi? tardi confermare l'accuratezza delle loro osservazioni.

Spesso affermano di aver raggiunto vari livelli di esistenza e uno di questi, probabilmente, è il livello astrale dove può darsi che vivano coloro che sono morti.
Uno di questi visitatori di molteplici piani di esistenza è un mio carissimo amico.

Gli ho chiesto che ne pensa della sopravvivenza degli animali dopo la morte fisica. Mi ha detto molte volte di aver contattato sul piano astrale persone che aveva conosciuto da vive sulla terra.

Quando gli chiesi se avesse anche incontrato degli animali che aveva conosciuto, mi rispose senza esitazione:

"Oh, s?. Spesso vedo animali, talvolta in compagnia di altri animali, come alcuni cani che giocano o corrono insieme, oppure in compagnia di persone. Non ? insolito che io veda qualcuno giocare con un cane o accarezzare un gatto".

"Ma siamo sicuri che gli animali che vedi l? hanno vissuto su questa terra?", chiesi.

"Be', naturalmente molti animali non li ho mai visti prima", mi rispose, "ma non dimenticher? mai la volta che ho visto chiaramente Flip, il mio vecchio airdale che era morto qualche mese prima.

Era veramente eccitatissimo nel vedermi, scodinzolava e si gettava su di me.

Io l'ho accarezzato e gli ho parlato a lungo e non ho mai dubitato che fosse realmente lui".


Il Gatto magico dagli Egizi alla mitologia.

Presso gli Egizi, l'uccisione del gatto era punita pi? severamente di quella di qualsiasi altro animale, sia che avvenisse inavvertitamente o che fosse provocata di proposito.

Chi uccideva un gatto era sempre criminale, e tale crimine si espiava solo col supplizio.

Ma quando un gatto moriva naturalmente, dice Erodoto, le persone della casa piangevano il lutto come se fosse scomparso un membro della famiglia.

Il gatto veniva imbalsamato e degnamente seppellito.


Gli Egizi lo chiamavano Myou, con un'evidente onomatopea, e lo onoravano in parecchie regioni, ma principalmente a Bubastis, citt? del Basso Egitto dove si adorava Bastet, la dea dalla testa di gatto.

Il gatto, come la dea Bastet, era il nemico dei serpenti, e in un papiro funerario ? raffigurato nell'atto di mozzare la testa di un rettile.

Il culto di Bastet era diffuso a Tebe e a Menfi, e nei dintorni di queste due citt? sono stati trovati dei cimiteri di gatti contenenti circa duecentomila mummie.

Pare infine che, mentre il gatto era sacro al Sole e a Osiride, la gatta era sacra alla Luna e a Iside.

Il gatto, la cui pupilla subisce delle variazioni che ricordavano le fasi della luna, veniva paragonato alla sfinge per la sua natura segreta e misteriosa e per la sensibilit? alle manifestazioni magnetiche ed elettriche.

Inoltre la sua abituale posizione raggomitolata e la facolt? di dormire per giornate intere ne facevano, agli occhi degli ierofanti, l'immagine della meditazione, mostrata come esempio ai candidati all'iniziazione rituale.

Nel Libro dei Morti egizio, il gatto ? chiamato Matou allorch? combatte contro Apophis, il serpente pitone della paludi, simbolo delle forze malvage. Si affermava infine che il gatto possedesse nove anime, e godesse di nove vite successive.


La prima donna, quando ancora Eva non era nata, la pura, la ribelle, Lilith, 1' incontrollabile, l'imprevedibile, la vergine selvaggia, sovrana delle ombre, scelse per compagno lo spirito stesso della notte e del mistero: il gatto.
I Greci, al contrario, ignorarono i gatti.

Per cacciare i topi dalle loro case, si servivano delle donnole e dei colubri.

I cristiani, dal canto loro, videro il gatto di mal occhio, e lo accusarono di portare con s? tutti i malefici.

Gi? a opinione degli gnostici, nel XVI secolo, il gatto era legato a tutti gli aspetti diabolici della femminilità.

Il gatto sta al cane, dicevano, come la donna sta all'uomo.

La sua natura, la sua volutt?, la sua dolcezza, la sua astuzia sono simili a quelle della donna.


Per di pi?, il gatto fu molto presto collegato al folklore della stregoneria; le streghe amavano trasformarsi in gatte.

E sicuro che, dice Duchaussoy nel suo Bestia ire Divine:

"Quando i rituali e i culti lunari furono ufficialmente abbandonati e relegati al rango di stregoneria, il gatto nero, immagine della notte buia in cui brillava la divina Febe, divenne il compagno classico delle streghe".


Esaminando il racconto intitolato Il gatto nero di Edgar A. Poe, si pu? scorgere un ruolo erotico-simbolico del gatto.


Ma cosa vediamo, osservando da vicino un gatto?


Occhi vivaci, un corpo snello, lucido, forte, un animo affettuoso e fiducioso, indipendenza, raffinatezza e uno spirito saggio e saccente al contempo. Che il gatto accanto a noi abbia il pelo lungo o corto, che sia soriano o color tartaruga, la nostra reazione ? sempre la stessa: ne restiamo affascinati.


Misteriosi ed eleganti, giocherelloni e teneri, i gatti sono le creature pi? ingannatrici che la nostra specie abbia mai addomesticato. Ma, nel corso dei tempo, tutte le civiltà? hanno faticato a capire i gatti.


Dolci o riservati? Solitari o socievoli? Meditativi o funerei? Fisicamente i gatti sono cambiati ben poco, ma qualcosa è cambiato il nostro modo di vederli. Diversamente - e quanto diversamente - dal cane, uno dei primi animali domestici, i gatti si sono avvicinati all'uomo relativamente tardi. Ma si sono rifatti dei tempo perduto ed hanno occupato ben presto un posto non solo nelle nostre case, ma anche nei nostri cuori.


E di questo dobbiamo ringraziare i roditori. E stato l'avvento dell'agricoltura, e quindi delle provviste di grano, a condurci questi amici sofisticati e predatori, probabilmente pi? di tremila anni fa. Si ritiene che il gatto selvatico africano venisse impiegato nell'antico Egitto per uccidere i topi e i roditori della valle dei Nilo che depredavano il grano raccolto e immagazzinato. Gli antichi egizi non ebbero pi? scelta dopo aver vissuto con queste splendide creature: ne rimasero affascinati. I gatti adorati dagli antichi egizi erano pi? o meno i gatti che adoriamo ancor oggi.

Gi egizi veneravano una divinità? felina, Bastet, che guidava un carro trainato da altri gatti (molti di noi riescono ad immaginare i nostri amici che scelgono fra i gatti dei vicini quelli da imbrigliare: "Quel piccolo curioso con le macchie della strada accanto ... iI grosso Tom dei prato dietro casa..."). Bastet era una dea potente strettamente collegata a Ra, il dio dei sole. I gatti vagavano in un tempio in pietra costruito in suo onore e i fedeli studiavano il loro comportamento per trarne auspici e segni della dea stessa.  In vita i gatti erano molto amati, nella morte erano pianti. Se moriva il gatto di casa, tutta la famiglia egizia si rasava le sopracciglia.

Ma essere venerati non  sempre poteva essere piacevole come si potrebbe pensare, soprattutto nel ventesimo secolo. Negli Stati Uniti cinquantacinque milioni di gatti viziati hanno una casa, mentre milioni di altri, non desiderati, vengono uccisi ogni anno. In Egitto, anche se il gatto era sacro, ne vennero sacrificati e mummificati migliaia. In un grande tempio sono state scoperte alla fine dei secolo scorso oltre trecentomila mummie di gatti con accanto una sorta di pasto per l'aldil?: topi mummificati.


Nel corso dei secoli Bastet divenne sempre pi? popolare e potente e attir? centinaia di migliaia di pellegrini da ogni parte in occasione delle celebrazioni in suo onore, durante le quali si beveva, si banchettava e ci si dava a orge sfrenate. Questa storia, insieme ai vagabondaggi notturni, alle retine riflettenti che fanno "brillare" gli occhi al buio, e all'istintivo orgoglio dei gatto (leggete pure superbia), possono essere state fra le cause che hanno portato i gatti a vedere i tempi bui dell'Europa medioevale, quando venivano collegati alla magia e alla stregoneria. A causa di questa associazione, i gatti vennero perseguitati per secoli. Anche se questo atteggiamento contro i gatti ebbe inizio gi? nel decimo secolo, l'ultimo gatto giustiziato in Inghilterra per stregoneria mor? nel 1712. Oggi sappiamo bene quanto i gatti possano essere di compagnia e di conforto per le persone anziane, ma questa preziosa intesa venne male interpretata e distrutta nel corso dei Medioevo. Una donna anziana che viveva con i suoi gatti veniva sempre sospettata di stregoneria.


Durante la caccia alle streghe erano presi di mira soprattutto i gatti neri, che tuttora sono circondati da un'aura di superstizione. Negli Stati Uniti un gatto nero che attraversa la strada si ritiene porti sfortuna, ma in Inghilterra vale l'opposto: i guai sono passati senza sfiorarli, quindi ? segno di buona fortuna.


Anche nei momenti pi? bui gli scrittori rimasero i migliori alleati dei gatti, condividendo con loro una vita solitaria e tranquilla. Fedeli fino in fondo all'amore per il loro compagno felino furono, per esempio, il Petrarca, che fece incidere sulla lapide dei suo gatto la frase "Sono stato la pi? grande passione, seconda solo a Laura", e il saggista francese dei XVI secolo Michel de Montaigne, che scrisse: "Quando gioco con la mia gatta, chi pu? dire se si diverte pi? lei a scherzare con me o io a giocare con lei?". E questo rapporto ? proseguito per intere generazioni. I gatti hanno assistito tranquilli alla transizione dalla penna d'oca al computer portatile. Keats, Tennyson, Hardy, Twain, Kipling e Colette amarono molto i gatti e scrissero di loro con amore. Nessuno che abbia assistito alle strabilianti evoluzioni di un gatto comune potr? sorprendersi sapendo che un uomo "duro" come Ernest Hemingway fosse un vero amante dei gatti.


E non ? il solo. E' il loro fisico snello ad attrarci. Pur essendo diventati domestici, i gatti sono cambiati relativamente poco: non si notano in loro marcate differenze fisiche fra le razze domestiche e le razze selvatiche, come per esempio negli "animali da soma" (provate ad applicare questa definizione al vostro gatto!).


Molto pi? di altre specie addomesticate, i nostri piccoli Muffy e Lulu riescono a sopravvivere da soli. La palla di pelo che vi fa le fusa in grembo sa perfettamente come procurarsi un pasto fuori casa, sia che si trovi in un prato o per le strade di Manhattan.
In quei profondi occhi blu, verde smeraldo o color ambra riusciamo ancora a percepire il senso dei selvatico. Con la loro sviluppata visione notturna, con il loro udito in grado di percepire i suoni acuti, e con un senso dell'olfatto trenta volte pi? sviluppato dei nostro, i gatti sono animali predatori. Di citt? o di campagna, qualsiasi gatto che possa uscire liberamente delimita il suo territorio e utilizza gli odori per marcare i confini, facendo poi conto sui suoi muscoli per consolidarli, anche se spesso le minacce sono sufficienti.


Anche i gattini pi? indifesi nascono con l'istinto della caccia: ? un impulso naturale che si affina giocando con i fratellini. Se li osservate mentre lottano e si mordono sapete che stanno esercitandosi per catturare dei deliziosi topolini vivi. Osservando i genitori imparano la pazienza, la tecnica dell'attacco improvviso e come afferrare la preda per il collo. L'istinto della caccia è molto forte: in mancanza di topi sarà sufficiente una mano sotto una coperta, una pantofola che batte sul pavimento o una stringa trascinata in giro.


Alcuni gatti domestici sentono il richiamo della vita selvatica e, se tornano selvatici, sono perfettamente in grado di nutrirsi catturando uccellini e roditori. Spesso sono molto prolifici, ma la loro vita media è circa la metà di quella di un viziato micione casalingo. In molte città vi sono gruppi di assistenza che operano per sterilizzare e stabilizzare la popolazione di gatti selvatici.


E' molto controversa la questione se lasciare o meno uscire liberamente i nostri gatti. La maggior parte delle associazioni per la protezione degli animali insiste sul fatto di tenere sempre i gatti in casa, citando le statistiche che dimostrano di quanto si riduca la sua vita media da quando varca la soglia di casa. Ma i padroni dei gatti si pongono sempre la stessa domanda: "Che cosa rende felice il mio gatto?". Sappiamo che sono sensibili al tocco e che reagiscono con tutto il corpo alle carezze. Fremono di piacere e si strusciano con la testa, la schiena e la coda sul palmo della mano. Molti gatti vanno in estasi per l'erba gatta, vi si rotolano e vi si sfregano in modo assolutamente sfrenato. Sembrano trarre piacere dalle cose pi? semplici: un angolino di stanza inondato dal sole, un sacchetto di carta, la gioia di piantare le unghie nella tappezzeria, lunghissimi sonnellini, il rispetto, o meglio la venerazione, da parte degli altri.


I gatti sono curiosi e complessi, affettuosi ma indipendenti, addomesticati ma selvatici, riservati e premurosi. I felini sono cos? tante cose insieme che l'unico sistema per catalogare le loro storie sono le immagini: non importa di che razza siano o dove ? stata scattata la foto, riconoscerete il vostro gatto, la sua essenza felina universale, in ogni figura. Con le sue immagini Gatti in primo piano ? un'autentica celebrazione della felinit?.


Un Gatto in casa e' una gioia, una carezza nei momenti di sconforto, una giornaliera scoperta di un comportamento incomprensibile ed assurdo......un Gatto e' un mistero....il tuo Gatto e' il tuo mistero personale.

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