5 Strani Animali a Cui non Crederai ai Tuoi Occhi - esoterismo,filosofia,ricette del benessere,yoga,spiritualità,buddhismo,meditazione,benessere dell'anima,risveglio,alieni e fantasmi

Vai ai contenuti

Menu principale:

5 Strani Animali a Cui non Crederai ai Tuoi Occhi

5 Strani Animali a Cui non Crederai ai Tuoi Occhi

Lampreda di Mare
Presente lungo le coste del Mar Mediterraneo e di tutto l’Oceano Atlantico, la lampreda di mare è ormai ritenuta una presenza piuttosto eccezionale nel nostro Paese, a causa soprattutto dell’inquinamento e dello sbarramento dei fiumi che le impedisce di raggiungere le aree riproduttive. Ha corpo lungo e cilindrico, rivestito di pelle viscida di colore bruno-grigiastro macchiettato di scuro. Ma l’elemento più singolare è l’apparato boccale privo di mascelle, con apertura a ventosa provvista di acuminati denti cornei: la lampreda di mare se ne serve per attaccarsi agli altri pesci e succhiarne il sangue, l’unica sua fonte di nutrimento. Gli occhi sono piccoli e sono seguiti su entrambi i lati da 7 fori che comunicano con le tasche branchiali; le pinne dorsali sono 2, la seconda delle quali si prolunga a circondare la coda fino all’apertura anale. La lampreda di mare si riproduce una sola volta nella vita. Dopo aver risalito i fiumi dal mare si accoppia e depone, in una sorta di nido scavato nel fondo ghiaioso, fino a 250 000 uova: da queste nascono gli amnoceti, forme larvali che, nell’arco di 4-5 anni, raggiungono lo stadio adulto e ridiscendono al mare. Gli adulti cessano di alimentarsi poco prima di risalire i fiumi per riprodursi e, dopo essersi riprodotti, muoiono.

NOME ITALIANO: Lampreda di Mare
SPECIE: Petromyzon marinus
LUNGHEZZA: 1-1,2 m
DISTRIBUZIONE: Mar Mediterraneo, Oceano Atlantico
PHYLUM: Cordati
CLASSE: Pesci
ORDINE: Petromizontiformi
FAMIGLIA: Petromizontidi
L'abominevole granchio yeti
Mentre il suo nome richiama l’abominevole uomo delle nevi, le sue dimensioni  decisamente no: il piccolo crostaceo va da mezzo centimetro a 15 di lunghezza ed è la terza specie a noi nota di granchio yeti, un gruppo di creature irsute che furono scoperte per la prima volta nel 2005, nel Pacifico meridionale.


Alla ricerca di questo nuovo yeti, nel 2010 gli scienziati hanno portato un veicolo guidato in remoto fino alle sorgenti idrotermali dell’East Scotia Ridge, a una profondità di oltre 2.600 metri. È là che hanno trovato floride comunità di granchi yeti, che vivono in ambienti decisamente più ostili rispetto a qualsiasi dei loro parenti. “Ci siamo resi subito conto di aver trovato qualcosa di nuovo e assolutamente unico nella ricerca su questo habitat, le sorgenti idrotermali”, spiega Sven Thatje, ecologo della U.K.’s University di Southampton e leader dello studio.


Un’analisi
dei granchi trovati in Antartide ha poi rivelato che si trattava di una specie geneticamente distinta, come spiega l’articolo di Thatje e colleghi su
PLoS ONE
. Le acque vicino all’East Scotia Ridge hanno solitamente una temperatura molto vicina al congelamento, mentre il liquido che sgorga dalle sorgenti è bollente, e può raggiungere i 400°.


Il posto perfetto per vivere


Siccome l’acqua si raffredda rapidamente appena ci si allontana dalle sorgenti, per
K. tyleri
non resta che una piccolissima nicchia in cui può sopravvivere. Se si avvicina troppo alle sorgenti rischia di finire cotto, se si allontana congelato. Il modo in cui il granchio yeti risolve il problema, spiega Thatje, è stringendosi ai suoi simili molto più di quanto fanno le altre due specie che conoscevamo finora. I granchi salgono gli uni in cima agli altri “come fagioli in un barattolo, riempiendo ogni piccolo spazio a disposizione” e in un metro quadrato convergono fino a 700 esemplari.

Rispetto alle altre due, questa nuova specie è molto più predisposta all’arrampicata, grazie a degli arti anteriori più corti e molto robusti. Il suo corpo è più tarchiato e compatto rispetto a quello dei suoi “cugini”, che amano le distese piane degli abissi marini, e probabilmente gli permette di ottenere la posizione migliore sulla superficie delle sorgenti.


I ricercatori hanno anche osservato alcune femmine che si erano spinte al di fuori della zona abitabile. Secondo Thatje è possibile che le larve di granchio yeti, come quelle di molte altre specie di profondità, abbiano bisogno di temperature più basse per svilupparsi. Questo significa che le madri devono fare un sacrificio notevole, e lo pagano a caro prezzo: il freddo, nel tempo, deteriora i loro corpi. È probabile che le femmine riescano a riprodursi solamente una volta prima di morire.


Il bello di un torace irsuto


Nel complesso i granchi yeti sono perfettamente adattati al loro duro stile di vita. Siccome nel loro ambiente il Sole non arriva, hanno evoluto un altro modo per ottenere energia: si “coltivano” il cibo da soli. Questi crostacei sono infatti dotati, sul torace e sugli arti, di strutture simili ai peli chiamate setae in grado di attirare i batteri. Che, guarda caso, sono il piatto principale della dieta del granchio yeti. Questi toraci pelosi hanno ispirato il suo soprannome,
Hoff crab
, in onore della star di Baywatch David Hasselhoff.


Senza offesa per l’attore, Thatje dice di preferire il nome scientifico,
K. tyleri
, che gli è stato dato in onore di Paul Tyler, professore emerito dell’Università di Southampton e pioniere della scienza degli abissi marini. Secondo Andrew Thurber, ecologo della Oregon State University esperto in oceani, la scoperta dello yeti crab antartico “è davvero fantastica”. Il che è particolarmente vero perché fino a un decennio fa nessuno sapeva che questi animali esistessero, aggiunge Thurber, che nel 2011 ha contribuito a descrivere una delle due specie note di granchio yeti, che vive al largo del Costa Rica. “Ci fa capire ancora una volta quante cose non sappiamo, e alcune di queste nuove specie potrebbero essere ben più diffuse di quanto sembri”.
Litocranius walleri
Il gerenuk o gherenuc (Litocranius walleri) è un'antilope dell'Africa orientale. Ha un collo pronunciato e mangia le foglie più alte degli alberi, cosa che la rendono simile alla giraffa; per questo motivo viene anche chiamata gazzella giraffa o antilope giraffa. Anche i nomi locali riflettono questa similitudine: "gerenuk", in somalo, significa "col collo da giraffa", e il nome swahili swala twiga significa proprio "gazzella giraffa".
Il gerenuk può pesare fino a 52 kg e superare l'altezza di 1 m al garrese, ed è in grado di reggersi sulle zampe posteriori per brucare le foglie più alte degli alberi. Durante la stagione dell'accoppiamento, il collo del maschi può apparire notevolmente ingrossato. I maschi hanno corte corna che ricordano i bracci di una lira. Il manto è rossiccio sul dorso, più chiaro sui fianchi e bianco nelle parti inferiori del corpo.
I gerenuk sono timidi e difficili da avvicinare. Se spaventati, corrono con il collo abbassato in avanti, in modo da poter passare sotto i rami. Si spostano in branchi dai 3 ai 10 individui.
A differenza delle altre antilopi, i gerenuk non si nutrono di vegetazione bassa, ma delle foglie degli alberi.
Una delle aree naturali protette con una popolazione di gerenuk più significativa è la Samburu National Reserve, in Kenya. L'animale si trova anche in alcune zone di Tanzania, Somalia ed Etiopia.

eterocefalo glabro
Un piccolo roditore sotterraneo già noto per le sue peculiarità, tra cui l'insensibilità al dolore, si è adattato così bene ad ambienti poveri di ossigeno da sviluppare un sistema metabolico di riserva che gli permette di sopravvivere senza ossigeno per una ventina di minutiù
L'eterocefalo glabro, detto anche ratto talpa nudo, attira da tempo l'interesse dei biologi per alcune sue bizzarre caratteristiche, tra cui la refrattarietà al cancro e l'insensibilità a diversi tipi di dolore.
A queste peculiarità oggi se ne aggiunge ancora un'altra: abituato a vivere in ambienti sotterranei dove i livelli di ossigeno possono scendere moltissimo, l'eterocefalo glabro ha sviluppato un sistema metabolico "di scorta" che gli consente di sopravvivere senza danni fino a 18 minuti in totale assenza di ossigeno.
La scoperta è di un gruppo di ricercatori del Max Delbrück Centrum per la medicina molecolare, a Berlino, e dell'Università dell'Illinois a Chicago, ed è illustrata su "Science".
Le affollate colonie sotterranee in cui vive l'eterocefalo glabro sono formate da cunicoli lunghi anche chilometri in cui il ricambio d'aria è scarso e la concentrazione di ossigeno può scendere facilmente a livelli estremamente bassi, anche intorno al cinque per cento.
A queste concentrazioni, un topo va in ipossia e muore nel giro di 15 minuti, ma l'eterocefalo glabro entra in uno stato di animazione sospesa, con una riduzione dei movimenti e della frequenza cardiaca e respiratoria. L'animale può resistere in questo stato anche cinque ore, per poi tornare rapidamente alla sua condizione normale appena la concentrazione di ossigeno aumenta, senza subire alcun danno neurologico.
In tutti gli altri mammiferi, al contrario, quando le cellule cerebrali sono carenti di ossigeno non riescono a sfruttare la loro fonte di energia, il glucosio, perché il metabolismo di questo zucchero si inceppa; le esigue scorte di energia della cellula si esauriscono così in un paio di minuti, dopo
i quali le cellule iniziano a morire.
Analizzando campioni di sangue e tessuti dell'animale, Thomas J. Park e colleghi  hanno ora scoperto che quando i livelli di ossigeno sono bassi, i suoi tessuti liberano nel sangue grandi quantità di fruttosio, che l'eterocefalo glabro usa al posto del glucosio.
Molti mammiferi possono attingere al fruttosio come fonte di energia alternativa, ma solo in tessuti molto specifici - come fegato, reni o intestino - in cui sono presenti due sostanze: una molecola chiamata GLUT5, e l'enzima chetoesochinasi. Nell'eterocefalo glabro queste sostanze sono presenti in tutto l'organismo, compreso - unico fra tutti i mammiferi - il cervello.

talpa dal muso stellato
Solo 230 millisecondi per acchiappare e ingoiare la sua preda. È questo il tempo che serve in media alla talpa dal muso stellato (
Condylura cristata
) per consumare un pasto. La metà del tempo che ci mettiamo noi a frenare in auto, quando vediamo scattare il semaforo rosso.

Il segreto della sua abilità sta tutta nelle narici a forma di stella (nella foto), con cui riesce a individuare velocemente le prede non solo sulla terraferma, ma anche sott'acqua, come hanno osservato da poco alcuni scienziati della Vanderbilt University (Usa). La scoperta è sorprendente poiché questa particolare talpa, insieme al toporagno d’acqua
Sorex palustris -
che vivono in acquitrini e paludi
sono gli unici mammiferi in grado di usare l’olfatto sott'acqua, per “annusare” l’ambiente acquatico.

GUARDA IL VIDEO
 
Cerca
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu